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Home Studi - Proposte - Varie Tematiche Socio-Economico-Politiche Report ILO 2013 sul lavoro

Report ILO 2013 sul lavoro

Breve Sommario del REPORT 2013

dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro

Qualcuno dentro e fuori dall’UE sente la responsabilità di questo stato di cose?

Il rapporto (in lingua inglese) è stato messo a punto e pubblicato dall’ILO  (Organizzazione internazionale del Lavoro). Si esamina la crisi del mercato del lavoro nelle economie avanzate e nelle economie in via di sviluppo. Emerge chiaramente che l'epicentro della crisi sono state le economie avanzate, che rappresentano la metà dell'aumento totale della disoccupazione dall'inizio della crisi, ma questo epicentro ha avuto ricadute importanti nei  mercati del lavoro delle economie in via di sviluppo. Il rapporto stima indicatori quantitativi e qualitativi del mercato del lavoro globale e regionale e discute i fattori macroeconomici che interessano il mercato del lavoro, al fine di esplorare le possibili risposte politiche, che in Europa non hanno ancora avuto alcun riscontro.

Per la stima degli indicatori di mercato del lavoro, il report utilizza quattro tecniche principali di analisi:

1) un indice sull’incertezza delle assunzioni che indica debolezze persistenti;

2) un’estensione della stima dei “poveri da lavoro” per una decomposizione completa del reddito secondo l'occupazione per dare classi di reddito e la loro correlazione con gli investimenti, la crescita e la creazione di posti di lavoro di qualità;

3) un ripartizione dei fattori di crescita in grado di differenziare l’aumento della produttività settoriale e intersettoriale e nuove immissioni nel lavoro, che hanno implicazioni significative per i modelli di crescita in economie avanzate e in via di sviluppo;

4) una curva di Beveridge, che permette una certa distinzione tra fattori congiunturali e strutturali che interessano il mercato del lavoro.

Nell'esaminare l'impatto degli sviluppi macroeconomici sui mercati del lavoro, il rapporto evidenzia anelli di retroazione negativa da famiglie, imprese, mercati dei capitali e dei bilanci pubblici, che hanno tutti indistintamente indebolito i mercati del lavoro stessi. Si constata che gli squilibri macro sono stati trasmessi al mercato del lavoro in misura significativa. Così, indebolito dalla vacillante domanda aggregata, il mercato del lavoro è stato ulteriormente colpito dai programmi di austerità fiscale in un certo numero di paesi, spesso coinvolti in tagli diretti in materia di occupazione e salari, che incidono immediatamente su i mercati del lavoro. Lontana da una risposta anticiclica alla crisi iniziale nel 2009 e 2010, la reazione politica si è rivelata di fatto pro-ciclica in molti casi sia, nel 2011 che nel 2012, portando così al raddoppiato calo occupazionale indicato nel rapporto.

Nello stesso si sollecita quindi un ripensamento della politica per fronteggiare la crisi al fine di ottenere una ripresa più sostenuta nel 2013 e oltre.

Non si tratta più soltanto, quindi, della progressiva diminuzione della quota salari nel PIL dei singoli paesi produttori (solitamente attribuita alla tecnologia) che pure è una tendenza nefasta ai fini della remunerazione diretta del lavoro e della domanda aggregata. Il rapporto evidenzia infatti senza dubbio alcuno come gli squilibri macro e le errate contromisure adottate sin qui siano responsabili della depressione che il mondo moderno sta vivendo.

Come verrà accolto tutto questo nella UE, dove l’unica preoccupazione è stata finora l’ortodossia alla politica corrente, ovvero la politica dell’austerità, quasi che l’austerità più che un dovere possa essere un obiettivo?

Come è possibile un cambiamento della politica auspicata in UE se gli stessi nostri politici nella competizione elettorale, più che farsi promotori di queste istanze pratiche di reazione alla crisi - che giungono ormai da più parti delle Organizzazioni Internazionali a beneficio di una ripresa globale – si preoccupano dell’ortodossia alle politiche europee sin qui adottate?

Per quanto ci riguarda non è più un problema di condivisione delle politiche di moderati, progressisti, vetero fascisti o comunisti, bensì un problema di arroccamento difensivo nello “status – quo” che è in grado di cambiare tutto per non cambiare nulla.

Un segnale di “allerta” su questi temi è assolutamente necessario da parte di coloro che si sono fatti portatori del credo della responsabilità, pena uno sfaldamento del sistema che condurrebbe al caos dell’ingovernabilità!

 

Report ILO 2013 sul lavoro