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Home Studi - Proposte - Varie Sociale-Economia-Politica POLITICA ED ECONOMIA “FANTASTICHE”

POLITICA ED ECONOMIA “FANTASTICHE”

In questa “crisi senza fine” Americani (FED) e Giapponesi (BoJ) sulle orme della teoria monetaria si sono dati da fare ad immettere sui mercati liquidità in misura straordinaria ed è stato subito allarme – per gli ultraliberisti - perché con la complicità dei rispettivi stati le banche centrali distorcono e corrompono “i mercati”, mettendo a rischio la deflagrazione di quella immensa bolla finanziaria in cui viviamo (vedi http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-05-06/fantafinanza-bolla-subprime-cerino-164005.shtml?uuid=AbGE1ZtH). Insomma sarebbe come "non percepire il rischio” e trascurare "la sicurezza".

Viene da chiedersi dove fossero questi cultori integralisti del libero mercato allorquando si sono fatte saltare tutte le regole sui controlli finanziari, cosa che ha permesso la creazione dei derivati e dei cosiddetti “titoli tossici” che hanno letteralmente “impestato” il mondo espandendo a dismisura la “liquidità”.

La sicurezza è un concetto "evanescente"; più lo insegui e più ti sfugge!

Comunque si immetta liquidità (per es. 2000 miliardi l’anno di soli interessi sul debito come fanno gli Stati Uniti) è sempre una quota "infima" rispetto ai 650 mila miliardi di derivati in circolazione. Allora di che sicurezza stiamo parlando? Lo vogliamo capire che si tratta di “carta”, solo “carta” che nonostante tutto costituisce valore vero solo fino a quando c’è pace e soprattutto pace sociale volta a creare il benessere di tutti!

Adam Smith – che di liberismo, chissà, forse non se ne intendeva troppo! - sosteneva che l’unico vero scopo della moneta è quello di consentire la circolazione delle merci. Ma oggi, la moneta è divenuta “misura di tutte le cose” ed essa stessa è una merce, tanto che le  banche private (piuttosto che le Banche Centrali) sono autorizzate a “produrla” dal nulla, per esempio cartolarizzando mutui e prestiti in genere attraverso giochini finanziari “speculativi” non certo a vantaggio del “popolo”. Ma guai a utilizzare quella stessa moneta,  attraverso lo Stato cui spetta, per il sostegno alla disoccupazione o per le imprese in crisi.  Il divieto dell’aiuto di Stato è divenuto un assioma liberista ed anti-keynesiano, salvo che lo stesso aiuto di Stato, chissà perché, non è più tale quando si tratta di salvare banche private in crisi che con il gioco speculativo ci hanno prima sguazzato e poi rimesso “le penne”. Roba da far impallidire Keynes in persona.

E provate ad indovinare chi paga, di fatto, questa crisi senza fine? Non è difficile capirlo, perché come sottolineava qualcuno di recente : “i soldi vanno sempre presi dai poveri, perché ne hanno pochi, ma sono tanti!”.

Il punto è che la moneta viene stampata perché sia produttiva attraverso l’intrapresa e quindi affinché sia utile in un ciclo produttivo completo che impegni tutti i fattori della produzione: materie prime, capitale, lavoro, conoscenze e capacità. La moneta non viene certo stampata per essere direttamente immessa in impieghi finanziari che producono essenzialmente necessità di altra “moneta” senza aver per nulla “creato valore utile per la società tutta”, salvo che per le banche, un “sistema che si autoalimenta”. Questa è la vera distorsione che ha creato il “libero mercato” senza controllo alcuno, ma l’ostinazione a non volerlo ammettere – per “interesse” ! -  è certo la cosa peggiore che impedisce al male di essere riconosciuto e curato.

La carta moneta non può esistere senza il presupposto del suo impiego in intrapresa produttiva piuttosto che in esclusive operazioni di finanza. Alla fine chi ha accumulato grosse riserve di “carta moneta” senza reimpiegarla  si troverà con il cerino in mano : o trova impieghi produttivi o …se deflagra la bolla …. si scotterà di brutto e le sue riserve scompariranno insieme a quelle degli altri come lui! E la crisi in quel caso, sarà totale, senza limiti e senza possibilità di confronti nella storia dell’economia.

Ma questa dannata “bolla” deve per forza deflagrare?

Certo è difficile poterlo dire perché da un lato il mondo dell’intrapresa si mostra incapace di trovare sbocchi in impieghi produttivi della moneta accumulata; cosa che, invece, per es. potrebbero ancora fare gli stati attraverso la ricerca in tutti i campi, le infrastrutture che mancano, la protezione del territorio e dell’ambiente, la sicurezza in generale contro ogni tipo di evento (anche esterno: per es. meteoriti, etc.), la cura e prevenzione delle malattie, la cura ed il benessere delle persone, un salario minimo garantito (che sostiene chi è in difficoltà e sostiene anche la produzione). Insomma si potrebbe continuare a dismisura questa lista e ci meraviglieremmo di stare prefigurando una sorta di Eden in cui, peraltro, il “lavoro” non potrebbe mancare mai. Purtroppo gli economisti ultraliberisti hanno detto che questo si chiama “nuovo keynesianesimo”, parola brutta e volgare, che in quanto tale porta a rifiutare in toto tutto ciò che essa esprime, ovvero : una nuova economia controllata in modo coordinato dagli stati, magari dove ciascuno di essi, anziché farsi la guerra coopera con gli altri e stampa solo quella moneta che è necessaria all’equilibrio nell’interesse di tutti, necessaria a puntare verso la piena occupazione mondiale, anche se si sa già che non potrà mai essere raggiunta in forma completamente piena. Ma tutto questo, d’altro canto, somiglia molto ad una cosa che chiamano “globalizzazione”, che è una parola anch’essa avversata e rigettata per diversi motivi, veri e non veri, tra cui le risorse disponibili che verrebbero consumate a dismisura e anche il fatto che esporrebbe il fianco a quel piano di governo del mondo (di cui peraltro fantasticano anche i tanto rinomati Protocolli dei Savi di Sion). Insomma, ci troviamo ad uno stadio in cui sia la razionalità che l’irrazionalità moderna non ci libera dai nostri mali e siamo qui tutti a soffrire e languire, dopo aver ipotizzato che le risorse petrolifere e di combustibili gassosi stanno per esaurirsi, proprio mentre le biotecnologie sembrano aprire, attraverso la ricerca, la strada alla produzione di biofuel in varie maniere, persino attraverso batteri; biofuel che però non potrebbero comunque essere utilizzati, perché occorre salvaguardare il pianeta dagli effetti malefici del riscaldamento globale e dei rifiuti ed inquinanti prodotti in modo incontrollato. Ecco quindi spuntare all’orizzonte due atteggiamenti il “saio democratico” da un lato (che in realtà si chiama decrescita) e la “speranza autocratica” dall’altro lato. Sembra quasi un diabolico gioco di parole da controsenso, ma per continuare in una inefficiente democrazia quale quella dell’Unione Europea dove si continua a macinare parole senza conclusione alcuna, se non “danno”, sembra che il prezzo che si debba pagare sia quello dell’austerità, salvo qualche primo della classe molto bravo che fa virtù della propria morigeratezza e produttività tanto da divenire agile e snello per poter indossare giacca e cravatta, segni distintivi del “manager” della situazione, che evolve i suoi sottoposti, rispetta le regole e l’ambiente ed infine “salverà” tutti (non è dato sapere se è veramente questa la sua aspettativa, poiché nell’Europa mediterranea sostengono che non è così!).

Dall’altro lato la “speranza autocratica” implica quel salto logico, e non solo logico, di cui parlava Orwell in 1984 : “la libertà è schiavitù”! Si, deve essere proprio così, perché davanti allo sfacelo di questa crisi, ogni persona “ragionevole”, specie se ha da perdere, è tentata di accettare che chi ha il predominio della forza nel mondo la usi  per “raddrizzarlo”. Così, anche se il gioco  dell’unico governo mondiale non presupponesse affatto un sistema autocratico, “l’amore dell’austerità” potrebbe alla fine richiederlo, anzi, il sistema autocratico verrebbe invocato da coloro che l’austerità la subiscono,  nella speranza che la situazione cambi.

Ma a questo punto un’alternativa peggiorativa a questa “trappola”  la si potrebbe ancora immaginare ripensando ai movimenti luddisti e alle teorie di Rosa Luxemburg che, già ai suoi tempi, intravedeva nell’evoluzione del capitalismo un modo, per il capitale, di vincere e sopraffare il lavoro, non avendone più necessità. La Luxemburg, infatti, che equiparava macchine (impianti produttivi automatizzati) a capitale (ancorché capitale fisso) prefigurava un mondo di macchine per costruire altre macchine, in un carosello senza fine, dove la presenza dell’uomo sarebbe stata soltanto “incidente”. Ma la domanda in questo caso, è : può sopravvivere un mondo in tal maniera dove si produce solo per “mantenere il capitale”? Qualcuno ritiene che sia “tecnicamente” possibile ignorando “i bisogni umani”. In questo caso il 99% consentirebbe una situazione di tal genere? Presumibilmente no e sarebbe soltanto “guerra senza fine”; e se una fine ci fosse non potrebbe essere allettante perché o sarà la distruzione totale o una sorta di “dittatura” vincente, una dittatura di una ristretta minoranza sull’intero genere umano imposta attraverso la forza. Una diversa soluzione improntata alla ragionevolezza non sembra di poter essere inclusa nelle possibilità, perché altrimenti tale ipotesi sarebbe attuabile qui ed ora.

Così, mentre fazioni avverse di ogni tipo si combattono per il “predominio” che porterebbe a tutto questo,  ostinati “teologi Tomisti” continuano ad interrogarsi se dietro questo mondo e dietro l’intera creazione non ci sia  un Creatore ed un Suo “disegno”. Per cui essi, dandosi necessariamente una risposta affermativa – che oggi sembrerebbe anche confortata dalla Scienza -  ne traggono la conseguenza di non dover perdere la Speranza, perché l’Amore del Creatore per le Sue creature e per il Suo Creato non abbandonerà l’umanità a se stessa. Sarà proprio così? Chissà! Però, al punto in cui siamo ci conviene crederci e sperare che sia proprio così, perché di alternative all’orizzonte l’Uomo non ne lascia intravedere.