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Nepotismo

Annuncio di Report dal Corriere della Sera del 14 ottobre 2011

MILANO - I concorsi pubblici dovrebbero selezionare i migliori ma spesso rispondono a logiche di spartizione e nepotismo. Quanto emerge dalle indagini giudiziarie è solo la punta dell’iceberg. Per questo abbiamo pensato di dedicare uno spazio fisso agli abusi che si sono compiuti nell'indifferenza. Potete mandare le vostre segnalazioni relative ai concorsi indetti da tutte le amministrazioni ed enti pubblici all’indirizzo: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

Commento

Qualora l’iniziativa fosse semplicemente l'ennesimo strumento di "coinvolgimento del pubblico per motivi di audience" ed in definitiva di "cassetta", allora è meglio desistere, perché la gente comune non può veramente sopportare anche questo nelle già gravi difficoltà in cui versa oggigiorno. Qualora invece vi fosse seria intenzione a dare un contributo alla soluzione di un problema sociale che affligge questo Paese "è difficile credere che non si sappia" già dove alberga l'abuso , similmente a quanto fanno la Magistratura, le Autorità di Controllo istituite per vigilare sulla concorrenza, sul mercato, sull'energia e gas, sui Media in genere, sull’equità sociale e quant'altro. Spesso proprio coloro che sono deputati a vigilare, forti della loro posizione, nelle istituzioni e organizzazioni in genere, sono facili nel cedere all'abuso a beneficio dei "propri cari", dei “propri amici”, della propria cerchia. D'altronde si tratta di una modalità autogratificativa che fa parte del modo in cui si manifesta il "potere". E' una storia che va avanti "in crescendo" almeno dagli anni ottanta, ma stranamente solo oggi chi se ne accorge vuole porvi un rimedio; di solito “per gli altri” soltanto! Come si può pensare di essere credibili? Sono sotto gli occhi di tutti, in questo Paese, gli scandali impuniti prodotti da coloro (di ogni schieramento) dediti all’abuso ed alla corruzione, e la vergogna conseguente viene sperimentata soltanto dai "semplici", dalle “persone comuni”, impotenti rispetto a ciò che accade. Enti ed organismi come Ministeri, Autorità di Vigilanza, Banca d’Italia, Rai, Enel, Enea, Sogin, etc., non sono forse pieni di casi di “abuso” perpetrati grazie alla sostanziale abolizione del “concorso pubblico” tradizionale? Basterebbe un minimo di indagine per vedere, come “pargoli doc” di sottosegretari, onorevoli, alti burocrati dello Stato, ex amministratori pubblici, uomini di mondo, etc., riempiano le “posizioni di rilievo, tranquille e privilegiate”, a tempo indeterminato,  che consentono sicurezza, pianificazione familiare e possibilità di affrontare la vita in modo “normale”, come ciascuno vorrebbe per se e per i propri figli. Ma, non è forse un fenomeno “naturale” che ha radici storiche nel nostro Paese? Non siamo forse il Paese dove – talento o non talento - il figlio o nipote del notaio fa il notaio, del farmacista fa il farmacista, del magistrato fa il magistrato, dell’attore fa l’attore o lo show-man … e così via? Secondo un’ottica pragmatica, di chi sa e vuole vivere in questo mondo italiano, il problema vero nasce quando il proprio  “caro da sistemare” deve competere e la “raccomandazione” non ce l’ha! Perché “il povero caro” in tal caso parte in svantaggio rispetto ad altri “concorrenti raccomandati”.

Ed è qui che nasce “la giustificazione” alle proprie azioni per cercare e mettere in atto il proprio “piccolo abuso” necessario per effetto delle “condizioni ambientali”, create e stabilizzatesi in un lungo periodo storico, sino a divenire tratto culturale di una intera comunità nazionale. Ed è proprio qui il problema da risolvere, un problema di “civiltà” e di “etica collettiva” che non è risolvibile con le segnalazioni degli abusi, né con reprimenda di qualunque genere da mettere in atto. E’ difficile anche stabilire se un tratto culturale di questo genere sia modificabile dopo anni, se non secoli, di pratica collettiva. Contrariamente al modo anglosassone, da noi la ”recommendation” ha perso il suo iniziale valore positivo, anche perché chi “raccomanda” se ne deve assumere tutte le responsabilità ed in caso di “errore” deve essere disposto a “pagare”. Sarà mai possibile tutto questo in un Paese di “impuniti” dove ciascuno si sente fortemente “portatore di diritti”, ma mai “portatore di doveri”?

 

 

E’ necessaria “aria pulita” e non “aria fritta”! E ciò può nascere solo da una profonda convinzione personale, maturata di solito nel disagio e nella sofferenza, nella riscoperta dei valori antichi intorno ai quali si è aggregata una civiltà che andata perduta: "....a te obbedisce ogni creatura nel misterioso intreccio delle libere volontà degli uomini : fà che nessuno di noi abusi del suo potere, ma ogni autorità serva al bene di tutti...".

Non siamo su questo mondo per nostro volere e tantomeno siamo qui per alimentare le ragioni del profitto o della borsa. Abbiamo dimenticato le ragioni dell’essere ed i comportamenti che realizzano , secondo gli antichi insegnamenti,  la nostra e l’altrui salvezza, non solo nell’aldilà, ma anche “qui ed ora”!!!. Semmai ci fosse salvezza essa potrà venire da noi stessi? Forse non abbiamo altra speranza - tutti, collettivamente!!! -  se non nel perdono e nella misericordia per gli “abusi” che ciascuno di noi perpetra a danno degli altri, mosso dal proprio beneficio e dal proprio interesse…. Chi ha orecchie per intendere,….intenda;  perché ….l’ascolto, senza la comprensione è anch’esso un tratto caratteristico della nostra società, generato dall’effetto narcotizzante dei media in cui siamo immersi al punto che i "messaggi" sono divenuti solo "rumore".

Perdono e misericordia, ancor prima che all'Onnipotente, vanno chiesti alle passate e future generazioni di questo "povero" Paese; alle passate generazioni che attraverso il loro sacrificio ci hanno consegnato una Nazione meravigliosa con grandi potenzialità che abbiamo sprecate; alle future generazioni per il fardello morale e materiale che lasceremo su di esse dopo i nostri fallimenti.

 

Nel frattempo...."mi raccomando".....

 

...buon lavoro!

 

R.Morelli