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Home Studi - Proposte - Varie Sociale-Economia-Politica Le nuove sfide della “società del rischio”

Le nuove sfide della “società del rischio”

BY Barberis Maria Rita

Industrializzazione, sviluppo tecnologico, benessere ci hanno accompagnato nella seconda modernità, quella che attualmente viviamo.

Questa evoluzione non è indolore, ma produce “conseguenze secondarie” imprevedibili, legate ai rischi globali ecologici, naturali, finanziari, sociali, terroristici.  E’ un mondo interconnesso che sta diventando fuori controllo.  Tutti siamo coinvolti nelle insicurezze della modernità, respiriamo quotidianamente la crisi di idee, la perdita di assetti consolidati, le minacce rivolte alla   salute ed all’incolumità (like of safety).

Ognuno di noi è fagocitato nella “società del rischio”, termine coniato da Ulrich Beck, che è stato uno dei più noti sociologi contemporanei. Si tratta di un conteso dominato dalla paura, fatta di inquietudine per la sensazione di non riuscire a controllare le conseguenze dell'azione umana, con serie ripercussioni sulle generazioni future.

L’universalizzazione del rischio, l'interconnessione, la globalizzazione    uniscono il destino di tutti i popoli e pongono di fronte nuove sfide fatte da   poche certezze e da molteplici    incognite onnipresenti e spesso invisibili, che vanno al di là dei confini   nazionali.

Anche nelle precedenti epoche il rischio è esistito, ma le conseguenze delle decisioni assunte erano sufficientemente controllabili dallo Stato di un Paese.  Adesso, come sostiene U. Beck, le decisioni riguardano effetti globali e rendono la qualità del controllo Istituzionale fragile, minandone l'autorevolezza e la credibilità date dalla capacità di saper gestire gli equilibri ed i pericoli.

L’indebolimento dell’autonomia e del potere degli Stati nazionali, accresce la necessità di una forma di politica transnazionale, con una connotazione internazionale, capace di distribuire in maniera equa le risorse (ricchezza, informazione, conoscenza) per gestire il rischio sistemico prodotto dalle attività umane (manifactured risk).

Il clima di incertezza in cui siamo sprofondati si ripercuote anche nei fondamenti della convivenza sociale e negli stati d’animo delle persone. Adulti, giovani, genitori e figli rischiano di perdersi e di naufragare insieme, schiacciati da un sistema iniquo, “malato”, contraddittorio che cancella il futuro. La mancanza di riferimenti solidi, i cambiamenti repentini, il vivere alla giornata in modo vacillante, incerto, “liquido” ("società liquida" di Z. Bauman) con un senso di impotenza e fragilità di fronte ai massimi sistemi globali, spinge gli individui alla ricerca di un fondamento su cui reggersi, che spesso sfocia nella dipendenza (droghe, alcol, sesso, nuove tecnologie, ecc.).

E’ un clima decadente, in cui sembrano essere finiti i tempi delle grandi ideologie. Si fugge dalla passione del vero in una logica di consumismo immediato per abbandonarsi al non pensare più.

Tutto appare corrotto, avvelenato, tutto è “insostenibile leggerezza dell'essere”. Questa instabilità dell'esistenza favorisce il male di vivere, il senso di vuoto interiore, la sensazione del nulla, l’angoscia, la solitudine, la depressione esistenziale per il senso di impotenza di fronte alle difficoltà della vita.

La felicità viene scambiata con il concetto di benessere, del consumo, del possesso dei beni e della realizzazione dei desideri. Viene smarrito il senso degli affetti e dei legami sinceri, seri, affidabili, duraturi. Al senso di vivere civico si sostituisce il freddo calcolo, la convenienza per il singolo.

La nostra “società del rischio” non pone in risaltato l'impegno, la stabilità, la meritocrazia, non incoraggia scelte etiche, non assume decisioni impegnative e crea i presupposti per le disuguaglianze sociali.

Queste trasformazioni si riflettono soprattutto sui giovani, la "generazione Y" (18 30 anni), cresciuta nell'era di internet, soggetta alla precarietà, alla flessibilità.

I giovani subiscono le frustrazioni della generazione precedente e vivono in un' "analfabetismo etico" e di coscienza collettiva per la mancanza di insegnamenti e di esempi da parte degli adulti. Essi dispongono di scarse coordinate di riferimento per realizzarsi e cercano nei social network, nella rete, nello "sballo" forti sensazioni che diano loro l'impressione di esistere e di fuggire dalla realtà.

L'apatia dei giovani corrisponde spesso all’apatia del sistema che li ha generati e che li abbandona a sé stessi sciupando il loro potenziale, la loro forza data dalla giovinezza.

Per non cedere alla rassegnazione, alla passività, ma soprattutto per evitare il baratro esistenziale e la fine della nostra storia dobbiamo tutti insieme affrontare le nuove sfide della “società del rischio”.

Innanzitutto occorre instaurare un dialogo globale per fare fronte ad eventi imprevisti. E’ necessario scuotere i nostri animi, modificare i comportamenti individuali, ricercare nuove speranze, superare l'individualismo, sviluppare una reale educazione, trasmettere il sapere, la cultura, l'etica, il rispetto civico.

Urge un patto solidale e responsabile tra Istituzioni e cittadini per garantire una società sana, equilibrata, non basata sulla paura, ma proiettata verso l’unità globale del genere umano e dell’economia civile.