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Home Studi - Proposte - Varie Sociale-Economia-Politica Lamentazioni Romane nei confronti del "Popolo Padano”

Lamentazioni Romane nei confronti del "Popolo Padano”

Sarebbe quantomeno anacronistico rivolgersi ai Padani con l’appellativo di fratelli d’Italia, non tanto perché non possano essere considerati tali (tutt’altro; la storia la conosciamo!), ma per lo scadimento di valori e di comportamenti che sembrano caratterizzare il nostro Paese già da qualche decade, mentre lo sradicamento da ogni notazione identitaria e valoriale nazionale prosegue incessantemente in un mondo sempre più globalizzato ed omogeneizzato dall’unico valore dominante nella società moderna : “il denaro”, divenuto giustificazione in se stesso per ogni azione – anche di peggiore specie – necessaria per acquisirlo.

Viviamo tempi in cui i  retti propositi  e  gli onesti ideali sembrano diffusamente derisi dalla gente comune e questo è il risultato dell’inquinamento dello spirito collettivo della comunità nazionale avvenuto in tutti questi anni di scelleratezze. Le gesta dei “forchettoni”  di un tempo scompaiono a confronto dei fatti della cronaca politica quotidiana dei nostri giorni. Il risultato è che : nel caso di persone comuni, mettersi a disposizione del Paese e delle Istituzioni  con onesti e seri propositi, per contribuire a far ripartire il sistema sui giusti binari, è divenuto oggetto non solo di critica, ma di acerbo dileggio; come pure sembra provocare ilarità un semplice augurio di Buona Pasqua, formulato per strada, a conoscenti, se non altro per consuetudine e convenzione sociale.

 

Le ruberie attraverso il sistema dei  rimborsi elettorali ai partiti sembrano essere considerati “peccati veniali”, dapprima da coloro che li hanno commessi e di conseguenza dallo stuolo di “seguaci interessati”  a commetterli.

Casa al Gianicolo, o al Colosseo che sia, in quella “Roma ladrona” che ha anche la responsabilità di averli corrotti, è l’ennesima riprova della inesorabile eguaglianza che li accomuna tutti, ovunque essi militino in politica, non tanto come Padani, ma come presunti portatori nell’ambiente romano di rigore e correttezza.

Sono giunti alle più alte cariche dello Stato, fingevano di amministrare la Legge, la Giustizia, l’Equità sociale, ma nel frattempo accumulavano diamanti e lingotti d’oro alla stessa stregua di una banda di ladroni.

Eppure, nonostante queste evidenze, la magistrature e le forze di polizia sembrano ancora non poter intervenire e - quasi per magia – li lasciano  a piede libero, accontentandosi di prendersela con tristi scagnozzi.

Eppure essi tutti, pensano di poter continuare come prima per il solo motivo che “comunque” godranno di un consenso e di una rappresentanza, seppur ridotta. Ma  chi rappresentano? Coloro che vogliono il Paese per farne uno stato vassallo più di quanto ancora non lo abbiano già ridotto?  Fino a quando dovrà essere sopportato tutto ciò? Ci sarà mai qualcuno che sappia parlare ai Padani per far loro riscoprire le veri radici dello loro cultura : contadina prima, industriale dopo, imprenditoriale e organizzativa oggi, si che possa essere utilmente messa a servizio della nazione? La laboriosità e l’iniziativa straordinaria dei Padani traspare da ogni loro movimento; basta osservarli per rendersene conto. Eppure   una banda  che si faceva scudo di “Roma ladrona” ha saputo catturarne il consenso. Come può essere avvenuto tutto ciò è uno dei misteri, da chiarire, della politica degli ultimi vent’anni. Probabilmente è il prezzo che si è dovuto pagare per lo spargimento dell’odio sociale.

E’ difficile pensare che il Paese possa essere moralizzato senza il contributo dei Padani, senza che essi non abbiano ritrovato le loro antiche radici etiche. E’ difficile, per esempio, che il Paese possa ricominciare a crescere senza Milano che lo guidi in questa ardua ripresa nel bel mezzo di una delle più profonde crisi  economiche che la storia dell’uomo abbia mai sperimentato.

Lo sviluppo e la crescita ripartono da Milano, dalla Padania, per essere coniugato con lo sviluppo del Sud dimenticato, da sempre; non per costruire nuovamente cattedrali nel deserto e mondi speculativi, ma  per intraprendere una volta per tutte uno sviluppo sostenibile con i limiti e le possibilità effettive del Paese, in  un clima di coesione sociale e nazionale, dove gli interessi della collettività siano posti, in un’ottica di lungo periodo,  in prioritaria evidenza rispetto agli interessi particolari e singolari.

La Costituzione afferma che l’Italia è una ed indivisibile, e proprio per questo in molti tra i “Padani” sono stati tentati di cambiarla. C’è da chiedersi se – almeno fino a quando non verrà democraticamente cambiata la Costituzione – la secessione e i parlamenti alternativi non si configurino come veri e propri reati. Ma in ogni caso le nostre istituzioni sembrano impossibilitate ad intervenire. E’ falsa democrazia?