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Home Studi - Proposte - Varie Sociale-Economia-Politica Fatti per riflettere

Fatti per riflettere

di Rocco Morelli

Da qualche tempo “uno spettro si aggira per l’Europa!”. I debiti sovrani sono messi sotto accusa e attraverso l’UE, dietro sollecitazione della Germania che ne beneficia, sono state varate politiche di rigore in più Paesi, ove per stessa ammissione dei governi ivi stabiliti sono stati messi a rischio la stabilità e la coesione sociale. L’esempio della Grecia è sotto gli occhi di tutti: qualche decina di miliardi al momento giusto avrebbe risolto un problema che ora va assumendo ben altre dimensioni, mettendo a rischio la stessa tenuta democratica del paese ellenico. La correlazione tra debito pubblico e sviluppo a livello globale è evidente (i paesi “ricchi” sono quelli più indebitati, tra cui alcuni anche “scialacquoni” come noi!) e le politiche di austerity messe in atto in UE sono criticate dal mondo nordamericano e da premi Nobel dell’economia perché producono avvitamento della crisi deprimendo i consumi. Ciononostante si concorda a livello europeo (e non solo!) di coniugare rigore (già attuato, visibile e tangibile) e sviluppo (ipotetico, invocato, futuribile). Aldilà dei rapporti tra debito e pil, uno stralcio della vera classifica dell’indebitamento medio pro-capite dei cittadini di ciascun paese “avanzato” è quella riportata qui di seguito: essa merita riflessione! Riflessione che è opportuna aldilà della capacità di un paese di raggiungere il pareggio di bilancio quale indice della propria possibilità di tenere sotto controllo il proprio indebitamento. Ad esempio non si spiega come la Spagna, con un debito piuttosto contenuto in valore assoluto e pro-capite, un eccellente rapporto debito/pil, possa divenire – se non per motivi puramente speculativi – “ventre molle” dell’UE dopo la Grecia. In ogni caso – ammesso che il debito abbia un senso - un cittadino spagnolo è di gran lunga meno indebitato di quanto lo sia uno tedesco o americano, aldilà della sua capacità di produrre reddito che oggi è divenuta scarsa per effetto di una crisi sostanzialmente “indotta”, particolarmente dalla “cura” adottata secondo la ricetta di “medici tedeschi”.

 

 

TABELLA N.1

Valori indicativi

PIL e Debito Pubblico di alcuni Paesi – Dati 2009 e 2010

 

PAESE

PIL

Miliardi di Dollari

USA

(stime approx.)

DEBITO PUBBLICO

Miliardi di dollari

USA

(stime approx.)

DEBITO in percentuale del PIL

(%)

POPOLAZIONE

Milioni di abitanti

(approx.)

DEBITO MEDIO PROCAPITE

In Dollari USA

(approx.)

Giappone

5100

11500

226

126

91000

Grecia

330

530

162

11

48000

Stati Uniti

15000

14400

96

313

46000

Irlanda

230

220

95

5

44000

Italia

2100

2500

119

61

41000

Francia

2600

2200

84

63

35000

Germnia

3300

2600

79

82

32000

Regno Unito

2200

1500

69

62

24000

Spagna

1500

750

50

46

16000

 

 

In Italia, dopo la caduta del governo Berlusconi – che aveva mostrato i suoi limiti politici, economici ed etici (non solo per i comportamenti personali e i riferimenti di valore del premier, oppure per le scorrerie poi scoperte dei suoi alleati leghisti che abusavano dei “rimborsi elettorali”- in buona compagnia metodologica da altra sponda!) è stato insediato il governo Monti per ragioni di “salvezza nazionale” grazie ad una attenta e meditata “mossa politica” del Presidente della Repubblica che ha sostanzialmente by-passato il problema della rappresentanza e legittimità democratica. Dopo un periodo di conflittualità politica inenarrabile, la coagulazione immediata intorno al governo Monti della triade ABC è stata essa stessa un indice della gravità della situazione che richiedeva comportamenti e volti nuovi, ma soprattutto un altro impegno motivazionale e correttezza in politica, di cui Monti ha dato concreta prova. La “sospensione” del metodo democratico nel Paese è stata evidente e rafforzata prima dall’accettazione di Monti del Fiscal Compact Europeo, senza un mandato o discussione parlamentare preventiva e poi – “summa” delle prove – dall’introduzione nella Costituzione del “pareggio di bilancio” senza ricorrere ad un percorso di modifica della carta costituzionale che in altri periodi sarebbe stato impensabile. E’ proprio il caso di dire che le cosiddette “opposizioni” al governo Monti sembra non fossero “presenti” mentre tutto ciò accadeva! Come pure sembra che le cosiddette “opposizioni” non siano oggi più interessate a temi quali il recupero in termini fiscali dalla Svizzera (in analogia con quanto fatto da UK e Germania) di quanto dovuto sui capitali trafugati; oppure ancora, la Tobin tax – che fece fuggire Cameron da Brussell – per arginare la speculazione finanziaria sui titoli.

Rigore, equità e crescita, sono certamente un bel programma, ma non ci si può limitare a fare “i ragionieri”. Secondo la percezione ed il sentimento nazionale si è finora visto il rigore, si è fortemente dubitato e si dubita tuttora dell’equità, si attende la crescita e lo sviluppo per i quali al momento c’è un solo un modesto provvedimento concreto da 2,3 miliardi ed una presentazione recente di un intento da parte del ministro Passera, senza altri elementi concreti, dove si elencano potenziali iniziative per un totale di 100 miliardi specialmente nel settore delle infrastrutture.

Hollande ed il G8, su cui si erano riposte molte speranze dell’ “Europa marginale” si è concluso finora – per quanto se ne possa ancora sapere dai media - in modo deludente, tra le ripetute coniugazioni di “rigore e crescita”, divenuto slogan della crisi, oltre che una questione di cravatte a cena.

Ma tutto questo si consuma mentre riaffiora il terrorismo nel Paese – quasi a voler dirottare l’attenzione dei media e degli Italiani piuttosto che sulla crisi ed i problemi della politica e dell’economia – sull’ovvia ed enfatica necessità di arginare un risveglio di queste pratiche terroristiche che sistematicamente si ripresentano quando le risposte “democratiche” ai problemi sono difficili, non si trovano o non si “possono trovare”.

Non può poi certo sfuggire che si manifestano già le prime avvisaglie del “vero problema”, cioè della “Bolla Derivati”: Jp Morgan perde 2 miliardi; Obama vuole “Riformare Wall street”, come titolano quotidiani nazionali ed internazionali in questi giorni. Le perdite accusate fanno traballare i supermanager delle banche coinvolte; gli stessi che nel 2008 le salvarono dalla crisi. Non tanto il tracollo attuale, quanto le possibili prospettive future dovrebbero mettere in fibrillazione non solo la Casa Bianca, con il presidente che tiene costantemente monitorata la situazione, ma l’intera economia e finanza mondiale. Infatti non occorre essere un esperto di finanza per capire che i mercati dei derivati, non solo andrebbero regolamentati veramente come tutti commentano, ma costituiscono la vera bolla speculativa rispetto alla quale il problema dell’esigibilità dei debiti sovrani diviene un problemino di infimo valore. Non si vuole qui demonizzare i derivati, perché la stabilità dell’ordine mondiale e conseguentemente la tenuta sociale delle nazioni, è cara a tutti, certo! Ma neppure si può essere lasciati in preda a branchi di belve feroci, allo stato brado e affamate di profitti facili della finanza, speculando sui debiti sovrani dei più deboli, mentre su altro fronte si consente man bassa in tutti i modi, senza regole e senza etica alcuna. Secondo quanto riportato in questi giorni da autorevoli quotidiani – sebbene il valore netto sia molto inferiore - si calcola che l'intero mercato di questi strumenti derivati ammonti a 647 mila miliardi di dollari di valore nominale, 14 volte più grande della capitalizzazione di tutte le Borse dell’intero globo e nove volte più grande del Pil del mondo intero. Si tratta di cifre enormi, di ricchezza avulsa dall'economia reale, che non potrà mai essere esigibile

interamente in alcun modo, aldilà della capacità degli Stati (tutta da dimostrare!) di ripagare i propri debiti sovrani . Se ogni uomo sulla terra (siamo oggi 7 miliardi) avesse contratto un debito pro-capite pari a quello dei Greci (48 mila euro a testa), si avrebbe un valore di 336 mila miliardi, ovvero la metà del valore nominale dei derivati circolanti. Non vi sembra una contraddizione che “i mercati” siano così preoccupati dei “debiti sovrani” al punto da emettere, attraverso le agenzie di rating, classifiche e raccomandazioni su chicchessia” e poi ignorare il problema del volume spropositato dei derivati? Come commenta il nostro Sole24Ore “si tratta in realtà di contratti che sono stati inventati con uno scopo nobile: gestire i rischi. La stragrande maggioranza di questi strumenti, pari a 504mila miliardi di dollari, è costruita su tassi d'interesse: serve dunque a chi vuole trasformare un finanziamento a tasso fisso in variabile, o viceversa. Il resto è dato da derivati su valute (63mila miliardi), su azioni (6mila) e su materie prime (3mila). Ci sono poi i credit default swap (che valgono 28mila miliardi di valore nominale): si tratta di polizze assicurative, usate dagli investitori per coprirsi dal rischio di fallimento di qualunque debitore al mondo. Insomma: non esistono derivati "cattivi". Cattivo, però, può esser l'uso che viene fatto. (Morya Longo - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/YK81E)

Detto questo, ci si domanda come mai ancora il “mondo europeo” ed in particolare quello tedesco sia così preoccupato della politica del rigore per il pareggio del bilancio degli stati ed il controllo (possibilmente rientro) dei debiti sovrani (politiche pur sacrosante, specie per scialacquoni come noi italiani!). Qui, se scoppia la bolla dei derivati, oppure se il sistema crolla – per effetto Grecia, euro o altro effetto domino – sarà una tragedia di proporzioni immani e globali da cui nessuno si salverà. O forse qualcuno pensa di essere al sicuro con i propri “bund” e poter ancora “governare” su un mondo di “straccioni”?

Tutto questo avviene mentre ci si interroga sulla limitata capacità tedesca di assumere una vera funzione di leadership in Europa, (non per difetto di “testa”, ma per difetto di “cuore”!) per cui ci domandiamo quale possa essere la soluzione di questi problemi in un clima come quello che stiamo vivendo? Ci domandiamo se non sia il caso di trovare subito quei finanziamenti che occorrono alla Grecia per tentare di farla ripartire con passo europeo. Ci domandiamo se non sia il caso – da più parti invocato – di promuovere gli euro-bond per calmierare la speculazione, dando alla BCE tutti i mandati necessari per farlo. Si dirà : Ma, … le modifiche ai trattati……? Risposta : Beh, noi abbiamo addirittura – PER “EMERGENZA” - modificato la nostra Carta Costituzionale come se fosse una semplice “velina”! Per cui i trattati non sembrano veramente un problema, se c’è la volontà! Eppoi, oggi nel mondo tedesco si sostiene “pacta servanda sunt”; ma non fu proprio il principe di Metternich al congresso di Vienna del 1814 a sostenere che “I trattati sono pezzi di carta”?

Ancora una volta, prendiamo ispirazione dal dollaro:

In God we trust

We the People.