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Home Studi - Proposte - Varie Sociale-Economia-Politica BURN-OUT: AUMENTANO I LAVORATORI “BRUCIATI”

BURN-OUT: AUMENTANO I LAVORATORI “BRUCIATI”

BY BARBERIS MARIA RITA

I lavoratori italiani affetti da sindrome di burn-out (dall’inglese “corto-circuito”) sono in continua crescita. Aspettative deluse, gratificazioni inesistenti, insoddisfazione, svuotamento emotivo, impotenza ed inadeguatezza sono elementi che portano ad un atteggiamento di sfiducia, sofferenza e disadattamento nei riguardi del lavoro.

Si tratta di un processo (da non confondere con il mobbing) che inizia con i primi episodi di sconfitta, con una lunga serie di aspettative frustrate, progetti falliti, ricompense mancate, carichi di lavoro eccessivi, assenza di equità, di valori e del senso comunitario  fino a mostrare chiari segni di intolleranza, demotivazione, “chiusura psicologica” difensiva. Si lavora con il minimo impegno  e sforzo.

La  causa principale  che determina lo sviluppo del burn-out è la  difformità tra persona e lavoro, il grado di adattamento/disadattamento, le caratteristiche personali. Secondo gli esperti la sindrome colpisce soprattutto i lavoratori  più motivati, disponibili, con alte aspettative professionali, che dedicano al lavoro molto tempo ed energia.

Nell’analisi delle potenziali cause è importante includere anche il contesto organizzativo: struttura e funzionamento. Quando  non viene riconosciuta l’importanza di un lavoro umanizzato il rischio di burn-out cresce.

 

Purtroppo, nelle aziende si assiste ad uno status quo “ingessato” da una visione ancora troppo ristretta e obsolescente del patrimonio umano, il quale viene considerato in linea di massima una risorsa critica rispetto ai costi. Una gestione in prevalenza associata ad una logica burocratica legata al classico schema gerarchico, in cui il soggetto prestatore di lavoro è sottoposto al principio di autorità piuttosto che ad un rapporto di scambio e di appartenenza. Il personale è percepito come una risorsa anonima e non come un potenziale qualitativo, cui va garantita la crescita e lo sviluppo della sua professionalità.

Questo sistema oltre a non tenere in giusta considerazione gli spazi esistenti di carriera, incentivazione (anche non economica) favorisce forme di appiattimento motivazionale che si ripercuotono sullo stato di salute dell’individuo e dell’azienda.

Per quanto riguarda la sfera personale vi è un incremento delle malattie psicosomatiche: ansia, insonnia, depressione, senso di stanchezza, immobilismo, somatizzazioni (coliti, gastriti, cefalee, dolori vari, ecc.)  aumento della dipendenza da alcool, droghe, psicofarmaci. Sul versante lavorativo si registra la crescita dell’ assenteismo, turn-over,  la scadente qualità del lavoro, il deterioramento dell’ambiente (clima lavorativo conflittuale, cinismo,ecc.).

Promuovere il benessere dei lavoratori, significa  conoscere il “cliente interno” per dare risposte efficaci ai problemi di motivazione/coinvolgimento e per raggiungere l’equilibrio nel rapporto uomo/organizzazione. Da gerarchizzato e parcellizzato si deve propendere verso un modello lavorativo ispirato alla responsabilizzazione – empowerment age-. Ad ogni livello dell’organizzazione deve essere  assicurata l’opportunità  di manifestare capacità e talenti ed abbattere le barriere che impediscono lo sviluppo e la soddisfazione degli operatori, privilegiare il riconoscimento dei meriti, dei risultati, garantire premi, promozioni, carriera ed un minimo di stabilità. Un’evoluzione facilitata dalla concessione di autonomia, innovazione, riducendo al minimo la ripetitività ed un’ossessiva cultura del controllo.

Nel contempo il dipendente deve avere consapevolezza su quanto può modificare e su ciò che  non dipende da lui. Deve saper adeguare le aspettative alla realtà, stabilire obiettivi raggiungibili, pianificare i tempi, esprimere i propri punti di vista.

In un contesto organizzativo in perenne cambiamento, modellato da potenti forze sociali, politiche, economiche, nazionali ed europee, dove il burn out rappresenta un rischio elevato, per costi, scarsa produttività, declino della sfera personale, lavorativa, è fondamentale investire sulla formazione.

Essa costituisce uno strumento globale d’eccellenza, necessario e non marginale che prende in considerazione i valori umani ed offre le condizioni/strumenti utili a raggiungere un bilanciamento tra “fattori igienici” (retribuzione, condizioni di lavoro, sicurezza, ecc.) e  “fattori motivanti” (opportunità di avanzamento, responsabilità, realizzazione, ecc.) - rif. teoria di F. Herzberg –.

Creare una condizione favorevole nell’area “human resources” implica intervenire  con misure formative-preventive  rivolte a sanare le criticità organizzative, a sostenere il singolo individuo/gruppo, a salvaguardare l’interazione tra azienda e lavoratore.

Attraverso un’analisi dei fabbisogni formativi aziendali,  la redazione dei piani di sviluppo e l’acquisizione di strumenti a lungo termine, si possono raggiungere importanti obiettivi, tra cui:

  • gestire il processo di trasformazione delle caratteristiche professionali
  • rendere coerenti politiche di addestramento con altre politiche del personale
  • lavorare per obiettivi quantificabili e verificabili
  • strutturare compiti e mansioni
  • perfezionare la comunicazione tra vertici aziendali e dipendenti
  • migliorare il clima lavorativo, il social support system (accrescere il sostegno/stimolo  tecnico, l’ascolto, il confronto, ecc.), la gestione dello stress
  • incrementare l’impegno nel lavoro, il coinvolgimento, la conoscenza di sé
  • adottare nuove tecniche per il problem solving
  • effettuare una  valutazione periodica standardizzata sugli aspetti organizzativi difettosi e sui possibili miglioramenti

La formazione intesa come occasione di crescita dell’individuo e dell’azienda consente  di trasformare i dipendenti in veri protagonisti della missione aziendale, salvaguardandoli da sentimenti di abbandono e disagio professionale.

Nessuna azienda può permettersi il “lusso” di trascurare le risorse umane. Andare incontro alle esigenze dei lavoratori è un infallibile investimento per il futuro.

Prevenire è meglio che curare!