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Francesco I prosegue senza sosta nella Sua "Opera"

Dopo la parabola dei giorni scorsi che vede nella Chiesa l'ospedale da campo per soccorrere (spiritualmente) coloro che sono rimasti feriti nella "Battaglia della Vita", ha proseguito - specie nel corso della Sua visita in Sardegna - la Sua invettiva contro il valore supremo del "Dio Denaro", messo da questa civiltà al centro dell'agire umano. La condanna verso un mondo che priva l'Uomo della sua naturale dignità, privandolo del lavoro, non poteva essere più esplicita ed avvenire proprio in una domenica dove il Vangelo del giorno condanna i "maneggioni" di quel tempo (e di ogni tempo!), pronti a lucrare sulle spalle dei più deboli e sugli "scarti".

E' la stessa domenica in cui le votazioni in Germania riconfermano la Merkel alla guida dei Tedeschi all'insegna di motto elettorale di successo : "se va bene all'Europa va bene anche alla Germania".

Cambierà qualcosa per i disoccupati, gli umiliati, gli offesi (in una parola : "gli scarti")? Chi può dirlo! Certo è che i due video che quì riportiamo (tratti dal sito di Repubblica e che invitiamo ad ascoltare con attenzione) sembrano rivestire quei contenuti storici che qualche quotidiano nazionale ha voluto titolare con : "Francesco contro Wall Street".

Sarà difficile intimidire un Uomo che "predica il dono della propria vita per coloro che si ama" e che si è sottratto alle grinfie dell'establishment vaticana ritirandosi a Santa Marta per condurre vita semplice e al tempo stesso "sicura" al fine di portare avanti la Sua "Opera". Pur svincolandoci da una "visione spirituale del Fenomeno" che si sta manifestando in uno dei più difficili periodi di crisi della civiltà umana, Francesco I si prospetta oggi come "punto di accumulazione delle istanze degli ultimi" - in coerenza con il Vangelo che predica - e sarà difficile per qualunque potere globale (non solo mondano!) non tenerne conto.

ttp://video.repubblica.it/dossier/il-nuovo-papa/il-papa-a-cagliari-insieme-contro-il-dio-denaro/140705/139241?ref=HREC1-10

 

http://video.repubblica.it/dossier/il-nuovo-papa/cagliari-il-papa-ai-lavoratori-coraggio/140702/139238?ref=vd-auto

 
 

Francesco I : Coerenza di un Discorso (in sintesi)

Dal suo insediamento il discorso di Francesco I procede con coerenza :

Camminare, edificare, confessare. I pastori devono "puzzare" di pecore, o non sono pastori. Se da pastori si trasformano in lupi, allora mangiano la carne delle stesse pecorelle. Lo Ior è importante, ma fino a un certo punto. Ciò che abbiamo veramente non è l'organizzazione, ma Cristo e il suo Vangelo. L'etica (come la solidarietà) dà fastidio a chi adora il denaro, non condividere i beni con i poveri è derubarli. I pochi ricchi diventano sempre più ricchi mentre la maggioranza si indebolisce. I soldi devono servire, non governare. Alla Chiesa serve il fervore apostolico, non i cristiani da salotto. Non si è cristiani a tempo, occorre pregare ogni giorno. La verità “non è un possesso, la verità è un incontro”, al quale solo lo Spirito Santo può guidare.

Nel ricavare questa sintesi dei suoi discorsi, in questi primi mesi di pontificato, si è cercato per quanto possibile di utilizzare le stesse parole del Papa e comunque quei significati che organi vaticani in rete gli hanno attribuito.

Si tratta di un discorso che - pur rivolto erga omnes - sembra mirare più all'interno che all'esterno delle organizzazioni ecclesiastiche.

Dopo il Compendio della dottrina sociale della Chiesa, messo a punto nel 2005 dal Cardinale Martino e dopo la Caritas in Veritate di Benedetto XVI nel 2009, se l'opera di "recupero" avviata da Francesco dovesse giungere presto a completo successo si potrebbe ben dire che la Chiesa Cattolica ha definitivamente riconquistato in modo pieno il suo storico primato "a difesa dei poveri, degli esclusi e degli emarginati" di cui sembrava espropriata dalla sinistra politica europea del novecento.

 

POLITICA ED ECONOMIA “FANTASTICHE”

In questa “crisi senza fine” Americani (FED) e Giapponesi (BoJ) sulle orme della teoria monetaria si sono dati da fare ad immettere sui mercati liquidità in misura straordinaria ed è stato subito allarme – per gli ultraliberisti - perché con la complicità dei rispettivi stati le banche centrali distorcono e corrompono “i mercati”, mettendo a rischio la deflagrazione di quella immensa bolla finanziaria in cui viviamo (vedi http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-05-06/fantafinanza-bolla-subprime-cerino-164005.shtml?uuid=AbGE1ZtH). Insomma sarebbe come "non percepire il rischio” e trascurare "la sicurezza".

Viene da chiedersi dove fossero questi cultori integralisti del libero mercato allorquando si sono fatte saltare tutte le regole sui controlli finanziari, cosa che ha permesso la creazione dei derivati e dei cosiddetti “titoli tossici” che hanno letteralmente “impestato” il mondo espandendo a dismisura la “liquidità”.

La sicurezza è un concetto "evanescente"; più lo insegui e più ti sfugge!

Comunque si immetta liquidità (per es. 2000 miliardi l’anno di soli interessi sul debito come fanno gli Stati Uniti) è sempre una quota "infima" rispetto ai 650 mila miliardi di derivati in circolazione. Allora di che sicurezza stiamo parlando? Lo vogliamo capire che si tratta di “carta”, solo “carta” che nonostante tutto costituisce valore vero solo fino a quando c’è pace e soprattutto pace sociale volta a creare il benessere di tutti!

Adam Smith – che di liberismo, chissà, forse non se ne intendeva troppo! - sosteneva che l’unico vero scopo della moneta è quello di consentire la circolazione delle merci. Ma oggi, la moneta è divenuta “misura di tutte le cose” ed essa stessa è una merce, tanto che le  banche private (piuttosto che le Banche Centrali) sono autorizzate a “produrla” dal nulla, per esempio cartolarizzando mutui e prestiti in genere attraverso giochini finanziari “speculativi” non certo a vantaggio del “popolo”. Ma guai a utilizzare quella stessa moneta,  attraverso lo Stato cui spetta, per il sostegno alla disoccupazione o per le imprese in crisi.  Il divieto dell’aiuto di Stato è divenuto un assioma liberista ed anti-keynesiano, salvo che lo stesso aiuto di Stato, chissà perché, non è più tale quando si tratta di salvare banche private in crisi che con il gioco speculativo ci hanno prima sguazzato e poi rimesso “le penne”. Roba da far impallidire Keynes in persona.

E provate ad indovinare chi paga, di fatto, questa crisi senza fine? Non è difficile capirlo, perché come sottolineava qualcuno di recente : “i soldi vanno sempre presi dai poveri, perché ne hanno pochi, ma sono tanti!”.

Il punto è che la moneta viene stampata perché sia produttiva attraverso l’intrapresa e quindi affinché sia utile in un ciclo produttivo completo che impegni tutti i fattori della produzione: materie prime, capitale, lavoro, conoscenze e capacità. La moneta non viene certo stampata per essere direttamente immessa in impieghi finanziari che producono essenzialmente necessità di altra “moneta” senza aver per nulla “creato valore utile per la società tutta”, salvo che per le banche, un “sistema che si autoalimenta”. Questa è la vera distorsione che ha creato il “libero mercato” senza controllo alcuno, ma l’ostinazione a non volerlo ammettere – per “interesse” ! -  è certo la cosa peggiore che impedisce al male di essere riconosciuto e curato.

La carta moneta non può esistere senza il presupposto del suo impiego in intrapresa produttiva piuttosto che in esclusive operazioni di finanza. Alla fine chi ha accumulato grosse riserve di “carta moneta” senza reimpiegarla  si troverà con il cerino in mano : o trova impieghi produttivi o …se deflagra la bolla …. si scotterà di brutto e le sue riserve scompariranno insieme a quelle degli altri come lui! E la crisi in quel caso, sarà totale, senza limiti e senza possibilità di confronti nella storia dell’economia.

Ma questa dannata “bolla” deve per forza deflagrare?

Certo è difficile poterlo dire perché da un lato il mondo dell’intrapresa si mostra incapace di trovare sbocchi in impieghi produttivi della moneta accumulata; cosa che, invece, per es. potrebbero ancora fare gli stati attraverso la ricerca in tutti i campi, le infrastrutture che mancano, la protezione del territorio e dell’ambiente, la sicurezza in generale contro ogni tipo di evento (anche esterno: per es. meteoriti, etc.), la cura e prevenzione delle malattie, la cura ed il benessere delle persone, un salario minimo garantito (che sostiene chi è in difficoltà e sostiene anche la produzione). Insomma si potrebbe continuare a dismisura questa lista e ci meraviglieremmo di stare prefigurando una sorta di Eden in cui, peraltro, il “lavoro” non potrebbe mancare mai. Purtroppo gli economisti ultraliberisti hanno detto che questo si chiama “nuovo keynesianesimo”, parola brutta e volgare, che in quanto tale porta a rifiutare in toto tutto ciò che essa esprime, ovvero : una nuova economia controllata in modo coordinato dagli stati, magari dove ciascuno di essi, anziché farsi la guerra coopera con gli altri e stampa solo quella moneta che è necessaria all’equilibrio nell’interesse di tutti, necessaria a puntare verso la piena occupazione mondiale, anche se si sa già che non potrà mai essere raggiunta in forma completamente piena. Ma tutto questo, d’altro canto, somiglia molto ad una cosa che chiamano “globalizzazione”, che è una parola anch’essa avversata e rigettata per diversi motivi, veri e non veri, tra cui le risorse disponibili che verrebbero consumate a dismisura e anche il fatto che esporrebbe il fianco a quel piano di governo del mondo (di cui peraltro fantasticano anche i tanto rinomati Protocolli dei Savi di Sion). Insomma, ci troviamo ad uno stadio in cui sia la razionalità che l’irrazionalità moderna non ci libera dai nostri mali e siamo qui tutti a soffrire e languire, dopo aver ipotizzato che le risorse petrolifere e di combustibili gassosi stanno per esaurirsi, proprio mentre le biotecnologie sembrano aprire, attraverso la ricerca, la strada alla produzione di biofuel in varie maniere, persino attraverso batteri; biofuel che però non potrebbero comunque essere utilizzati, perché occorre salvaguardare il pianeta dagli effetti malefici del riscaldamento globale e dei rifiuti ed inquinanti prodotti in modo incontrollato. Ecco quindi spuntare all’orizzonte due atteggiamenti il “saio democratico” da un lato (che in realtà si chiama decrescita) e la “speranza autocratica” dall’altro lato. Sembra quasi un diabolico gioco di parole da controsenso, ma per continuare in una inefficiente democrazia quale quella dell’Unione Europea dove si continua a macinare parole senza conclusione alcuna, se non “danno”, sembra che il prezzo che si debba pagare sia quello dell’austerità, salvo qualche primo della classe molto bravo che fa virtù della propria morigeratezza e produttività tanto da divenire agile e snello per poter indossare giacca e cravatta, segni distintivi del “manager” della situazione, che evolve i suoi sottoposti, rispetta le regole e l’ambiente ed infine “salverà” tutti (non è dato sapere se è veramente questa la sua aspettativa, poiché nell’Europa mediterranea sostengono che non è così!).

Dall’altro lato la “speranza autocratica” implica quel salto logico, e non solo logico, di cui parlava Orwell in 1984 : “la libertà è schiavitù”! Si, deve essere proprio così, perché davanti allo sfacelo di questa crisi, ogni persona “ragionevole”, specie se ha da perdere, è tentata di accettare che chi ha il predominio della forza nel mondo la usi  per “raddrizzarlo”. Così, anche se il gioco  dell’unico governo mondiale non presupponesse affatto un sistema autocratico, “l’amore dell’austerità” potrebbe alla fine richiederlo, anzi, il sistema autocratico verrebbe invocato da coloro che l’austerità la subiscono,  nella speranza che la situazione cambi.

Ma a questo punto un’alternativa peggiorativa a questa “trappola”  la si potrebbe ancora immaginare ripensando ai movimenti luddisti e alle teorie di Rosa Luxemburg che, già ai suoi tempi, intravedeva nell’evoluzione del capitalismo un modo, per il capitale, di vincere e sopraffare il lavoro, non avendone più necessità. La Luxemburg, infatti, che equiparava macchine (impianti produttivi automatizzati) a capitale (ancorché capitale fisso) prefigurava un mondo di macchine per costruire altre macchine, in un carosello senza fine, dove la presenza dell’uomo sarebbe stata soltanto “incidente”. Ma la domanda in questo caso, è : può sopravvivere un mondo in tal maniera dove si produce solo per “mantenere il capitale”? Qualcuno ritiene che sia “tecnicamente” possibile ignorando “i bisogni umani”. In questo caso il 99% consentirebbe una situazione di tal genere? Presumibilmente no e sarebbe soltanto “guerra senza fine”; e se una fine ci fosse non potrebbe essere allettante perché o sarà la distruzione totale o una sorta di “dittatura” vincente, una dittatura di una ristretta minoranza sull’intero genere umano imposta attraverso la forza. Una diversa soluzione improntata alla ragionevolezza non sembra di poter essere inclusa nelle possibilità, perché altrimenti tale ipotesi sarebbe attuabile qui ed ora.

Così, mentre fazioni avverse di ogni tipo si combattono per il “predominio” che porterebbe a tutto questo,  ostinati “teologi Tomisti” continuano ad interrogarsi se dietro questo mondo e dietro l’intera creazione non ci sia  un Creatore ed un Suo “disegno”. Per cui essi, dandosi necessariamente una risposta affermativa – che oggi sembrerebbe anche confortata dalla Scienza -  ne traggono la conseguenza di non dover perdere la Speranza, perché l’Amore del Creatore per le Sue creature e per il Suo Creato non abbandonerà l’umanità a se stessa. Sarà proprio così? Chissà! Però, al punto in cui siamo ci conviene crederci e sperare che sia proprio così, perché di alternative all’orizzonte l’Uomo non ne lascia intravedere.

 

Morire di austerità - Democrazie europee con le spalle al muro - di Lorenzo Bini Smaghi

Morire di austerità - Democrazie europee con le spalle al muro - è l'ultima "fatica" del 2013 di Lorenzo Bini Smaghi, che è visiting scholar all'Università di Harvard e all'Istituto Affari Internazionali. Egli è stato Membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea dal 2005 al 2011 dovendo poi cedere il passo a Mario Draghi, come noto.

Riportiamo alcuni degli scorci di presentazione di questo recentissimo "saggio" su un argomento di bruciante attualità, per trarne qualche conclusione lasciando certamente il vero "giudizio" alla lettura e valutazione individuale, di ciascuno di noi.

- Quote - 

1 - "L'austerità, decisa nell'emergenza, è frutto dell'incapacità dei sistemi democratici di affrontare tempestivamente, e con misure adeguate, i problemi che stanno attanagliando i paesi avanzati. La cura non è però efficace. Genera malcontento e alimenta forze disgreganti all'interno della società, favorendo la nascita di movimenti populistici e mettendo a rischio la democrazia stessa."

2 - "La crisi ha prodotto effetti drammatici sul tessuto economico e sociale dei paesi europei. L'aspetto economico pur rilevante, è solo il sintomo di un problema più ampio. La crisi è soprattutto politica. Riflette l'incapacità delle democrazie occidentali di risolvere problemi accumulati da oltre un ventennio. Chi è eletto democraticamente fa fatica a prendere decisioni impopolari che possono compromettere la rielezione. L'emergenza diventa così il motore dell'azione politica ed il modo per giustificare le manovre correttive difronte agli elettori, con la conseguenza che la cura - tardiva e varata sotto la pressione dei mercati, diventa ancor più dolorosa e impopolare."  

3 - "La sovranità appartiene al popolo, fin quando l'incapacità di chi governa non la cede ai mercati finanziari o alle istituzioni internazionali. Quando viene emesso troppo debito, che deve essere venduto agli investitori internazionali, le scelte di politica economica non dipendono più solo dalla volontà del popolo ma dalla disponibilità dei mercati finanziari ad acquistare debito. Un paese perde la propria sovranità quando perde la fiducia dei risparmiatori."

- Unquote - 

I punti 1 e 2 sopra riportati non sono altro che la conferma "autorevole" di ciò che abbiamo da tempo tutti percepito, ovvero l'utilizzo di momenti di crisi ed emergenze create ad arte da questi fantomatici "mercati" per intervenire su paesi già deboli per imporre cambiamenti e regole che le costituzioni nazionali prima, e subito dopo il semplice buon senso di chi ama il proprio Paese e la propria cultura, non permetterebbero in alcuna condizione. Ne emerge così il quadro allarmante, ma già noto (quindi si tratta di una conferma!), di come la costruzione europea (valore riconosciuto da molti "federalisti" sin dai primordi) possa di fatto procedere (in quale direzione?) senza necessità del metodo democratico e senza alcun rispetto per i popoli sovrani d'Europa. 

Questo scarso valore della sovranità popolare (elemento più che ottocentesco su cui si sono aggregati gli stati nazionali europei) è confermato dal punto 3 sopra riportato, che è la sintesi del caitolo XX del libro di Bini Smaghi. Sembra quasi una lettura al contrario della realtà, dove il sistema bancario "deve" salvaguardare la sua autonomia, mentre gli stati nazionali "possono e devono"  rinunciare alla loro indipendenza quando i loro governi, attraverso il debito, hanno messo la sovranità del popolo nelle mani della finanza mondiale che "ne dispone e può disporne". 

Popoli interi, attraverso sanguinose guerre, hanno donato la loro vita per conquistare e/o difendere la loro sovranità; in taluni casi proprio per questo l'hanno persa, ma chi può dire se non siano ancora pronti a ripetere quel sacrificio ideale davanti all'usurpazione palese? Questo per Bini Smaghi pare non sia un'opzione possibile, visto che non ne fa cenno alcuno. 

Noi siamo certi solo di una cosa : la sovranità di un popolo non è transabile, perchè non esiste prezzo per un tale valore immateriale e se qualcuno ne avesse già incautamente venduto dei "pezzi" abusando da "spergiuro" della propria posizione, deve solo augurarsi che l'ignoranza e l'incapacità di discernimento popolare non permettano il ritorno di quei tempi in cui sarebbe processato per "alto tradimento".

Qualunque sia stato l'obiettivo, le ricette finora utilizzate non hanno funzionato, specie quelle riguardanti l'austerità europea, mentre Usa e Giappone rilanciano la propria economia nel solito modo : con la carta. Prestigiosi "professori" in ancor più prestigiose università, teorici inventori di tali ricette, sembrano essere stati sconfitti da un neolaureando (vedi http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-ragazzo-che-ha-smentito-harvard-salvando-il-mondo-dall%e2%80%99austerita/ ) e non è ancora dato di sapere se costoro al mattino lavandosi il viso usino tuttora normali tovaglie per asciugarsi o siano già passati all'uso di carta igienica. Se ricette di austerità e crisi precostituite ad arte finora utilizzate continueranno a dominare lo scenario europeo, allora - nell'impossibilità della guerra - verrebbe in più parti certamente acclamato l'avvento della crisi e con con esso il crollo dell'economia mondiale al grido di "spread facci sognare!".

Ut unum sint 

 

Enrico Cavallari - Assessore Roma

Scaricabile l'opuscolo esplicativo dei cinque anni da assessore di Enrico Cavallari, un amico dell'associazione

Enrico Cavallari - Assessore di Roma