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E il debito pubblico?

Oggi, 15/10/2013 il Corriere della Sera titola così un suo articolo : "DATI 2013. ENTRATE TRIBUTARIE STABILI A 257 MILIARDI Bankitalia, aumenta il debito pubblico - 70,6 miliardi in più nei primi otto mesi. Gli investitori esteri riprendono a investire sui titoli di Stato Italia".

Nell'articolo viene bene evidenziato che, ad oggi, circa il 60% del debito è in mani nazionali, mentre circa il 40% è in mani straniere. Tutto ciò accade mentre lo "spread" scende a 235. Che dire? E' passato il rischio paese?
O questo rischio non c'è mai stato effettivamente, salvo strumentalizzazioni mirate a speculare ulteriormente in ambiti politico-finanziari? Di certo si possono fare almeno tre osservazioni. La prima ci evidenzia l'inefficacia delle cosiddette politiche di rigore volte alla riduzione del debito se il rigore non è accompagnato anche da crescita. La seconda è invece connessa alla volatilità delle percezioni di rischio, che spesso si prestano più ad essere strumento della speculazione che oggettiva e doverosa riflessione a salvaguardia del "valore" (declassamento rating, etc.). La terza ci richiama a riconsiderare se il "debito" abbia o meno il ruolo che gli è stato attribuito ultimamente, di spauracchio della crisi, già grave in sè in quanto crisi di un modello condannato alla crescita, con tutto ciò che questa condanna comporta in
termini di salvaguardia dell'ambiente e della stessa dignità della persona umana. Certo è che una masnada di cosiddetti "politici e neo-politici", "tecnici", "burocrati di stato", "economisti", "esperti finanziari", "giornalisti" hanno fin troppo mostrato i loro limiti nella comprensione della situazione che sta vivendo il Paese. Però, ciò non li scalfisce affatto nel cedere il passo ad altri, che forse, anch'essi, non avrebbero ricette adeguate, ma quantomeno darebbero una parvenza di ricambio sociale ad una società che comincia a dare segni di asfissia. 
Contemporaneamente il Sole 24Ore titola : "L'idea balzana del Fmi: per abbattere il debito: ipotesi di prelievo forzoso sui conti di 15 Paesi dell'Eurozona".
L'obiettivo del FMI comporterebbe un taglio della ricchezza netta delle famiglie del 10%.
In pratica una soluzione alla Cipro per una vasta area dell'Eurozona. (Così si adombra la necessità di consolidare i sistemi bancari come quello italiano o spagnolo, dove si potrebbero prospettare nel breve-medio periodo "perdite nascoste").
Solite "speculazioni" oppure uno stimolo ai consumi con l'obiettivo di rilanciare la ripresa (attraverso corsa agli sportelli, prelievo e spesa immediata da parte dei consumatori, magari per cambiare subito la macchina!)?
Oppure, ancora, è un modo per tranquillizzare il grande capitale internazionale?
Certo è che di fronte a possibilità di questo genere, se fossimo veramente animati da sincero spirito di carità, sarebbe preferibile mettere quel 10% direttamente a disposizione di coloro che, privi di lavoro o reddito di altra natura, ne hanno bisogno "vitale". 

 

La Verità?

Ieri eravamo ritenuti il pericolo dell’Europa e del mondo intero, perché se fosse crollato l’euro per effetto default dei paesi PIIGS sarebbe crollata l’economia e la finanza europea e con essa l’economia e la finanza mondiale. Oggi scopriamo che l’Italia è il paese fiscalmente più sostenibile nel lungo periodo, come si dimostra in un documento ufficiale della Commissione Europea : Fiscal Sustainability Report 2012.

Chi avesse ancora dubbi su queste affermazioni provi a dare uno sguardo a questi link rispettivamente del del Sole 24 Ore e della Commissione Europea dove, peraltro, è scaricabile il Report summenzionato.

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-10-08/italia-paese-sicuro-europa-111842.shtml?uuid=AbKGHOqI

http://24o.it/links/?uri=http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/european_economy/2012/pdf/ee-2012-8_en.pdf&from=L%27Italia%3F+Il+Paese+pi%F9+affidabile+d%27Europa+se+nel+debito+finiscono+le+pensioni.+Il+rebus+del+calcolo

Si! Siamo adulti e comprendiamo come la realtà sia cangiante a seconda dei punti di vista, ma non riusciamo a sostenere certamente che non esista più una “Verità” e tutto diventi semplicemente “relativo” e soggetto alle convenienze del momento.

Sempre con quello spirito di rassegnazione che alla fine ci caratterizza, perché siamo stati e siamo in grado di sopportare ogni vessazione, viene spontaneo domandarsi se non sia più opportuno “buttarla in Filosofia”?

Ecco quindi , a proposito di Verità, una riproduzione fedele sul tema dell’epistemologia platonica che è stato oggetto, di recente, di uno scambio di email tra amici:

“Che cos'è la verità ? Dopo una lunga riflessione , Platone afferma che la verità è una questione di categorizzazione . Il cavallo è un animale, un mammifero, cammina su quattro zampe, ecc. e questo, egli afferma, è tutto quello che la verità è.

Ai fenomeni fisici corrisponde un mondo di idee o “noumena” per aiutare a spiegarli e capirli . Ma le idee non possono spiegare tutti i fenomeni come Platone sostiene nel Parmenide. Se l'idea spiegata fosse l'intero fenomeno sarebbe esso stesso e non un'idea, se invece spiega in parte, giacché non spiega del tutto: qui il dilemma.

È difficile ipotizzare che vi sia una teoria unificante per spiegare tutti i fenomeni della fisica. Kurt Gödel ha dimostrato che non esiste una sola proposizione da cui ogni verità può essere ricavata anche se, a parere di alcuni, la sua prova può essere alquanto insoddisfacente. 

……………

Per tornare a Platone, egli conclude che la verità è. Non è più complessa di così! L' essere-in -sé della cosa è e non può essere ulteriormente chiarito. Anche il Signore proclama in Esodo 3:14-16 Io sono colui che è.”

Tornando alle domande iniziali, in pratica, possiamo dire tutto dell’Italia, ma qualunque cosa si dica l’Italia è! Oppure è un malinteso?

 

VERITA’ dove sei, Noi ti cerchiamo e non ti troviamo! 

 

L'italia è un contributore netto in Europa, eppure...

Nel corso della parte più acuta della crisi "l'Italia non ha ricevuto un solo euro di aiuto!" (sono parole del Sen. Mario Monti). Da sempre l'Italia è un contributore netto in Europa, cioè - in modo sistematico - riprende anno per anno dall'Unione Europea meno soldi di quanto ne versi. Eppure, l'Italia ancora partecipa al Progetto Europeo come uno dei paesi fondatori che ancora crede al sogno europeo. Se una qualunque azienda adottasse sul "libero mercato" (che tanto piace ad una parte del mondo nord-europeo e nord-americano) analoghi comportamenti nella conduzione di uno dei suoi più importanti progetti, dovrebbe aspettarsi, una volta finite le riserve ed i gioielli di famiglia, solo il fallimento, se non del Paese, almeno del Progetto. Infatti, aldilà dei belletti e delle frasi o atteggiamenti di circostanza c'è da chiedersi se non siamo li vicino, magari non solo per effetto dell'Ue cui è stata ceduta dall'Italia ogni sovranità (salvo la sicurezza, secondo i trattati di Lisbona), ma certamente con una forte componente delle cause di crisi provenienti dalle politiche e decisioni di Brussell. In vista delle elezioni europee del 2014, poi, guai a far scoprire alla gente italiana (quella che paga le tasse e sopporta le misure di "stabilità")  che dovrà continuare a pagare per il Progetto Europeo mentre non riesce a stare più in piedi con i vincoli di deficit al 3% e con interessi su un debito che cresce che la inginocchiano! Il rischio è che alle urne gli italiani non ci vadano proprio, specie se qualcuno li ammalierà, come già è successo, per strumentalizzarli e trarne vantaggi. Ma nessuna delle forze presenti in Parlamento, nonostante in molti "abbaino", alla fine è capace di "far luce" per "mordere" su questi temi e portare risultati in casa. Il silenzio ed il frastuono, come pure l'inedia e l'incapacità, su questa materia sono parimenti colpevoli. Eppure, chi si permette di portare alla luce queste situazioni, viene tacciato di antieuropeismo. Ad esempio, è con un ridicolo trafiletto (riportato nel link qui sotto) che Repubblica.it informa gli Italiani che un fondo Europeo per contribuire con un assegno di sostegno diretto ai senza lavoro, proposto dalla Commissione Europea, viene bocciato dalla Germania. 

http://www.repubblica.it/economia/2013/10/04/news/la_germania_contro_bruxelles_su_sussidi_ue_a_disoccupazione-67877029/?ref=HREC2-1

Ma non sarebbe lecito che il complemento a 100 di ciò che l'Italia versa all'Europa e non riesce a riottenere (anche se per sua stessa incapacità) lo ottenesse invece sotto forma di assegno per sostenere i senza lavoro?

E' evidente che nè nel Parlamento ed Istituzioni Italiane, né in quelle Europee c'è l'esatta nozione di come sia stato ridotto questo martoriato paese dalle cieche politiche di austerità e dalla mala-politica locale. La domanda che sorge più immediata è : ma chi è che l'Europa non la vuole? O forse dovremmo dire : chi è che l'Europa la vuole solo per esprimere le proprie politiche egemoni, che ad oggi hanno già ricevuto, in più circostanze, una serie di evidenze incontrovertibili? Eppure, tutto ciò accade mentre gli Americani mettono in crisi il proprio Stato Federale!

Si, sta cambiando qualcosa nel mondo e negli equilibri che lo reggono, ma il cambiamento che direzione prenderà?

 

Francesco I prosegue senza sosta nella Sua "Opera"

Dopo la parabola dei giorni scorsi che vede nella Chiesa l'ospedale da campo per soccorrere (spiritualmente) coloro che sono rimasti feriti nella "Battaglia della Vita", ha proseguito - specie nel corso della Sua visita in Sardegna - la Sua invettiva contro il valore supremo del "Dio Denaro", messo da questa civiltà al centro dell'agire umano. La condanna verso un mondo che priva l'Uomo della sua naturale dignità, privandolo del lavoro, non poteva essere più esplicita ed avvenire proprio in una domenica dove il Vangelo del giorno condanna i "maneggioni" di quel tempo (e di ogni tempo!), pronti a lucrare sulle spalle dei più deboli e sugli "scarti".

E' la stessa domenica in cui le votazioni in Germania riconfermano la Merkel alla guida dei Tedeschi all'insegna di motto elettorale di successo : "se va bene all'Europa va bene anche alla Germania".

Cambierà qualcosa per i disoccupati, gli umiliati, gli offesi (in una parola : "gli scarti")? Chi può dirlo! Certo è che i due video che quì riportiamo (tratti dal sito di Repubblica e che invitiamo ad ascoltare con attenzione) sembrano rivestire quei contenuti storici che qualche quotidiano nazionale ha voluto titolare con : "Francesco contro Wall Street".

Sarà difficile intimidire un Uomo che "predica il dono della propria vita per coloro che si ama" e che si è sottratto alle grinfie dell'establishment vaticana ritirandosi a Santa Marta per condurre vita semplice e al tempo stesso "sicura" al fine di portare avanti la Sua "Opera". Pur svincolandoci da una "visione spirituale del Fenomeno" che si sta manifestando in uno dei più difficili periodi di crisi della civiltà umana, Francesco I si prospetta oggi come "punto di accumulazione delle istanze degli ultimi" - in coerenza con il Vangelo che predica - e sarà difficile per qualunque potere globale (non solo mondano!) non tenerne conto.

ttp://video.repubblica.it/dossier/il-nuovo-papa/il-papa-a-cagliari-insieme-contro-il-dio-denaro/140705/139241?ref=HREC1-10

 

http://video.repubblica.it/dossier/il-nuovo-papa/cagliari-il-papa-ai-lavoratori-coraggio/140702/139238?ref=vd-auto

 
 

Francesco I : Coerenza di un Discorso (in sintesi)

Dal suo insediamento il discorso di Francesco I procede con coerenza :

Camminare, edificare, confessare. I pastori devono "puzzare" di pecore, o non sono pastori. Se da pastori si trasformano in lupi, allora mangiano la carne delle stesse pecorelle. Lo Ior è importante, ma fino a un certo punto. Ciò che abbiamo veramente non è l'organizzazione, ma Cristo e il suo Vangelo. L'etica (come la solidarietà) dà fastidio a chi adora il denaro, non condividere i beni con i poveri è derubarli. I pochi ricchi diventano sempre più ricchi mentre la maggioranza si indebolisce. I soldi devono servire, non governare. Alla Chiesa serve il fervore apostolico, non i cristiani da salotto. Non si è cristiani a tempo, occorre pregare ogni giorno. La verità “non è un possesso, la verità è un incontro”, al quale solo lo Spirito Santo può guidare.

Nel ricavare questa sintesi dei suoi discorsi, in questi primi mesi di pontificato, si è cercato per quanto possibile di utilizzare le stesse parole del Papa e comunque quei significati che organi vaticani in rete gli hanno attribuito.

Si tratta di un discorso che - pur rivolto erga omnes - sembra mirare più all'interno che all'esterno delle organizzazioni ecclesiastiche.

Dopo il Compendio della dottrina sociale della Chiesa, messo a punto nel 2005 dal Cardinale Martino e dopo la Caritas in Veritate di Benedetto XVI nel 2009, se l'opera di "recupero" avviata da Francesco dovesse giungere presto a completo successo si potrebbe ben dire che la Chiesa Cattolica ha definitivamente riconquistato in modo pieno il suo storico primato "a difesa dei poveri, degli esclusi e degli emarginati" di cui sembrava espropriata dalla sinistra politica europea del novecento.