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Le nuove sfide del SSN

PER SUPERARE LA  CRISI  E PUNTARE ALL’ECCELLENZA

(By BARBERIS MARIA RITA SOCIOLOGO GIORNALISTA PUBBLICISTA)

L’attuale condizione economico finanziaria, che ha messo in evidenza la fragilità delle istituzioni e delle banche, ha traghettato l’Italia verso un periodo prolungato di recessione e di profonda crisi.

Stiamo assistendo all’impoverimento dei risparmi, alla caduta del reddito, al crollo dei valori mobiliari, alla riduzione dei tassi di investimento ed alla mancanza di liquidità, con il conseguente ribasso dei consumi. Ciò ha prodotto il calo significativo della produzione e l’ aumento dei disoccupati giovani e meno giovani. La perdita di lavoro è uno dei fattori sociali più inquietanti per il rischio di povertà, di marginalizzazione e per le serie ripercussioni sulla salute psico-fisica e sulle prospettive di vita del singolo individuo: 8,3 milioni di cittadini vivono in povertà e circa 15 milioni sono a rischio.  Per la fascia di popolazione medio-bassa si assiste al deterioramento degli stili di vita in termini di alimentazione, obesità, abuso di alcool, aumento dell’assunzione di antidepressivi ed ansiolitici.  Da questi effetti viene travolto anche il SSN, che è uno degli ammortizzatori sociali chiamato ad affrontare sfide impegnative per garantire il diritto universale della tutela della salute.

Nel 2013, Il FSN grazie alla Spending Review ed al Patto di Stabilità è stato ridotto di 1,8 miliardi rispetto all’anno precedente. Come è possibile assicurare equo accesso all’assistenza quando la sanità pubblica  è costantemente alle prese con la riduzione delle risorse fiscali e della spesa, ad iniziare dal sistema sanitario regionale che è richiamato al rispetto di rigidi piani di rientro?

L’eccesso di rigore finanziario, l’esasperata razionalizzazione della spesa rischiano di fare scoppiare il sistema a discapito della qualità, di ridurre l’offerta dei servizi e  di non essere la panacea risolutiva delle disomogeneità. Tra l’altro, secondo l’OECD Organisation for Economic Co-operation and Development la spesa sanitaria procapite in Italia è sotto la media europea, circa il 24% e, per la mancanza di investimenti, le strutture pubbliche diventano sempre più obsolete a confronto di quelle private che investono per essere all’avanguardia.

La spesa sanitaria per visite specialistiche, accertamenti diagnostici, interventi chirurgici è in buona parte sorretta dai cittadini che integrano i servizi forniti dal SSN  pubblico, spesso giudicati inadeguati per lunghe code d’attesa e costi esosi, con quelli forniti  dal settore privato sempre più concorrenziale. La spesa media procapite annua è di circa euro 140 per 32,4 milioni di italiani non esenti dal ticket (dicembte 2011 dati Ist. Nazionale di Statistica Agenzia per i Servizi Sanitari Regionali Ministero della Salute e delle Regioni).

L’impoverimento in atto non permette a tutti un adeguato reddito per affrontare gli onerosi ticket o per stipulare coperture assicurative, ne consegue che in antitesi alla razionalizzazione della spesa si contrappone la crescita di soggetti che rinunciano a farsi curare per mancanza di soldi, circa 9 milioni di italiani nel 2011 secondo il Rapporto CENSIS 2012.

La congiuntura negativa può e deve trasformarsi in una sfida innovativa per la sanità pubblica volta al miglioramento delle performance, all’efficiente utilizzo delle risorse finanziarie disponibili, alla riduzione degli sprechi, salvaguardando  la qualità e l’offerta dei servizi, con interventi ampi e complessi per ridurre l’impatto nefasto della crisi sulle persone.

Il SSN può intervenire su più livelli, sfruttando le sue potenzialità per offrire modelli di assistenza sanitaria idonei alle nuove esigenze della popolazione sia nel versante delle cure primarie sia nella continuità dell’assistenza tra ospedale  e territorio.

Il progressivo invecchiamento della popolazione e l’aumento delle patologie croniche richiedono il potenziamento delle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), dell’assistenza domiciliare integrata (ADI) che contribuiscono a ridimensionare il ricorso dell’ospedalizzazione ed a  contrastare i ricoveri ospedalieri inappropriati .

Occorre ripensare l’offerta sanitaria, adeguare tempi-decisioni,  garantire sostenibilità, appropriatezza e innovazione. Oltre al rispetto delle classi di priorità, della trasparenza è importante tener conto della situazione finanziaria critica e prevedere un futuro compatibile con l’universalità delle cure, per scongiurare il pericolo reale di un sistema sanitario pubblico declassato rivolto ai poveri ed un sistema di sanità pubblico privato di qualità destinato ai ricchi in grado di pagarsi polizze assicurative.

Promuovere  politiche socio-sanitarie tali da garantire elevati standard non significa chiudere i raparti, diminuire il personale medico, infermieristico, non investire  sulla manutenzione degli edifici, degli impianti e delle nuove tecnologie. Viceversa significa puntare su una maggiore integrazione socio-sanitaria ed una minor disomogeneità dei servizi; potenziare la prevenzione e l’offerta pubblica per garantire copertura a coloro che hanno una diminuzione della capacità di spesa; capitalizzare sulla formazione, sulla qualificazione del management; monitorare l’inappropriatezza degli interventi sanitari, la salute della popolazione a livello sociale  e epidemiologico; coinvolgere i medici di famiglia.

Tutto questo è auspicabile grazie ad un vero  e proprio network sanitario condiviso che chiama in causa diversi attori, quali: Stato, Regioni, classe politica, clinici, economisti, sociologi, in grado di intervenire non per tamponare le emergenze, ma per fare una vera programmazione che dia impulso a nuovi scenari della sanità italiana, mantenendola a livelli di eccellenza e di  uguaglianza nella fruizione dei servizi su tutto il territorio.

 

 

 

 

Il punto di vista di Giorgio Pasetto (Associazione Teorema)

Capita spesso di incontrare giovani impegnati politicamente e socialmente o affermati professionisti, che riflettendo sulla grave crisi economica e finanziaria del nostro Paese si soffermano, con ragione, soprattutto sugli aspetti più negativi della crisi: declino del Paese, prolungata fase recessiva delleconomia, forte incidenza della fiscalità sul lavoro e sulla famiglia, accompagnata da una grande evasione e forti disuguaglianze; disoccupazione giovanile e ripresa dellemigrazione (perdiamo i migliori talenti e i giovani più qualificati che emigrano verso l’Inghilterra e la Germania in particolare, ma anche verso i paesi in via di sviluppo). A questo grave stato del Paese si accompagna una situazione politica di forte instabilità e di fibrillazioni ricorrenti del quadro politico ed istituzionale, oltre ad una caduta etica, e quindi ad una perdita di legittimità a diversi livelli delle nostre Istituzioni (basta dare uno sguardo ai comportamenti di non pochi eletti in alcune Assemblee Regionali). Tutto questo, oltre a lacerare il tessuto democratico e della rappresentanza politica ha contribuito ad una verticale caduta di fiducia tra elettori ed eletti e ad alimentare un populismo crescente e pericoloso, che non dà risposte adeguate al cambiamento ed al rafforzamento delle nostre istituzioni. Per rimediare a questo stato di cose occorre dare risposte forti sul terreno delle riforme, a partire da quella elettorale, ed agire per abbattere gli sprechi ed una maggiore azione per la riduzione del debito pubblico, oltre a forti politiche di crescita. Sappiamo però che in un’economia globalizzata questo non può e non deve prescindere dalla nostra presenza ed incidenza in Europa. Purtroppo, ormai si assiste ad una “germanizzazione dell’Europa”, mentre avremmo avuto più bisogno di una “Germania europeizzata”, o meglio unificata sul piano politico, sociale e delle politiche economiche, finanziarie e bancarie, in mancanza delle quali non si avrà la sperata ripresa e assisteremo all’aumento del divario tra Paesi più ricchi e Paesi più poveri del nostro Continente. Quindi è quanto mai necessario che la nostra attenzione, anche in previsione del rinnovo del Parlamento europeo e del Semestre di Presidenza italiana, non ci trovi impreparati, o peggio non colga il Paese in un clima di deriva antieuropeista ed anti-euro, perché in questo caso andremmo diretti verso il baratro definitivo. Ciò che occorre è comprendere e batterci contro i limiti dell’azione europea e, come si suol dire, “non gettare il bambino con l’acqua sporca”, perché solo la consapevolezza, la conoscenza e la partecipazione possono essere strumenti per arginare la deriva del populismo e rendere l’Europa più coesa. (G.P.)

 

IL COLPO DI STATO DI BANCHE E GOVERNI

La Crisi Che Stiamo Vivendo:

 

IL COLPO DI STATO DI BANCHE E GOVERNI

L'attacco alla democrazia in Europa

 

Questo è il titolo di un recentissimo saggio che LUCIANO GALLINO, professore emerito dell'Università di Torino ed Accademico dei Lincei, tra i più importanti sociologi italiani,  ha pubblicato attraverso l'editore Enaudi in ottobre 2013.  Associati e simpatizzanti dell'Associazione Ambiente e Società hanno letto questo saggio che consigliano a tutti coloro che vogliano comprendere il tempo che stiamo vivendo. Ne riportiamo qui di seguito una recensione fornita dall'editore,

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"Rappresentata sovente come un fenomeno naturale, o come un incidente tecnico capitato per sfortuna nel perfetto funzionamento del sistema finanziario, la crisi che stiamo attraversando dal 2007 non ha niente, ci dice in questo libro Luciano Gallino, di naturale o di accidentale. Essa è piuttosto il risultato di una risposta sbagliata che la politica ha dato al rallentamento dell’economia reale, in corso da lungo tempo, attribuendo alla finanza un potere smisurato.

La crisi, spiega dettagliatamente Il colpo di Stato di banche e governi, è un fenomeno strutturale. Ma le «strutture» non operano da sole: hanno bidogno di persone. La crisi, dunque, è soprattutto conseguenza di «azioni compiute da un ristretto numero di uomini e donne che per lungo tempo, tramite le organizzazioni di cui erano a capo o in cui operavano, hanno perseguito consapevolmente determinate finalità economiche e politiche, in parte perché l’ideologia da cui erano guidate non consentiva loro di scorgere alternative, in parte per soddisfare i propri interessi o quelli di terze parti». Il tutto «senza darsi minimamente pensiero delle conseguenze che le azioni stesse potevano produrre a danno di un numero sterminato di individui».

Ecco, ciò che davvero colpisce è l’esiguità del numero degli attori rispetto al numero enorme delle vittime. Gli attori del «più grande fenomeno di irresponsabilità sociale di istituzioni politiche ed economiche che si sia mai verificato nella storia» sono stati i dirigenti di mega entità finanziare di vario genere; che hanno agito con la complicità diretta o indiretta dei traders, dei legali, dei consiglieri economici dei capi di governo o dei capi di stato, degli economisti e degli intellettuali.
A subire le conseguenze delle loro azioni ­– disoccupazione, occupazione precaria, povertà – un’immensa quantità di persone.

Tragicamente, c’è di più: salvo rarissime eccezioni, nessun responsabile della crisi è stato riconosciuto come tale, né sottoposto a una qualsiasi sanzione che non fossero le critiche di una parte (piuttosto esigua) dei media. Quello che invece è accaduto, dal 2010 in poi, è che proprio le vittime della crisi si sono viste chiedere perentoriamente dai loro governi di pagare i danni che essa ha provocato, dai quali proprio loro sono stati colpiti su larga scala.

Com’è stata (ed è ancora) possibile una simile concatenazione di eventi paradossali?
E soprattutto, cosa si può fare per interromperla?
Dopo aver analizzato le origini della crisi in Europa e negli Stati Uniti, e dopo aver raccontato come si sia arrivati a un vero e proprio colpo di Stato, nella terza parte del suo libro Gallino prova a rispondere a queste cruciale questioni, tracciando delle possibili politiche anti-crisi.
Cominciando dall’informazione, per arrivare al lavoro. Perché, come scrive l’autore in uno degli ultimi capitoli del libro, è l’occupazione che genera sviluppo, non il contrario.

Un libro imprescindibile, duro e appassionato, che senza alcuna reticenza mette a nudo i meccanismi della crisi, e individua i colpevoli del danno: solo così, partendo da un’attribuzione chiara di responsabilità, è possibile immaginare una cura."

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Per le Elezioni politiche italiane del 2013 Luciano Gallino (Torino, 15 maggio 1927)  ha dichiarato di votare SEL (vedi Wikipedia nov.2013) .Ciò conferma che il nostro interesse associativo, privo di risvolti ed acredini confessionali o di parte, sa rivolgersi con spirito apartitico a tematiche che oggettivamente contribuiscono ad approfondire la comprensione del nostro tempo. Consigliamo quindi senza riserve questo saggio a tutti coloro che coltivano un interesse in campo politico ed economico-sociale.

 

Euro e economie Europee

Riportiamo qui di seguito un'introduzione significativa tratta dalla Rassegna Stampa dell'Associazione Teorema in merito all'Euro e alle economie Europee

 

"Il quadro dell’Economia Europea presenta consistenti segnali di rallentamento e soprattutto una crescente divaricazione fra i diversi Paesi dell’ Unione sia sul terreno della competitività che dell’ innovazione e della robustezza finanziaria: da una parte Germania, Svezia, Austria e altri Paesi del Nord Europa e  dall’ altra Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e ora in parte anche la Francia; in questi Paesi si registra una situazione difficile sia sotto il profilo degli equilibri finanziari (debito pubblico elevato) che per la prolungata decrescita economica – calo dei consumi -, con conseguente aumento della disoccupazione, in particolare di quella giovanile. Questa divaricazione sta mettendo a dura prova le ragioni fondative dell’Unione Europea e della stessa Moneta Unica, contribuendo a dar fiato ad un crescente sentimento antieuropeista. Come poter evitare una tale deriva regressiva rispetto alla costruzione di un’ Europa che oltre a salvaguardare la Moneta Unica sappia essere solidale anche sul terreno economico e finanziario? Per porre rimedio alla mancata integrazione tra i diversi Paesi, occorrerebbe lavorare per una maggiore crescita economica e per una più accentuata integrazione anche politica, altrimenti le spinte nazionalistiche potrebbero prevalere."

 

Sullo stesso tema è da segnalare questo video tratto dal Corriere della Sera del 21/11/2013

 

http://www.corriere.it/inchieste/reportime/economia/valuta-ombra/7c8310fe-520f-11e3-a289-85e6614cf366.shtml

 

Apprezzando l'Associazione Teorema per la sua azione, vorremmo ricordare che sin dal 2011 la nostra Associazione e pochi altri battevano insistentemente su questi temi. Allora - nella totale solitudine e noncuranza della Politica e dei giornali -  fummo confusi tra i "populisti". Oggi, nell'approssimarsi delle elezioni europee del 2014, quella stessa Politica e quegli stessi media che hanno permesso "il disastro", stanno tentando di riappropriarsi del "Vero Tema" dell'azione politica dei nostra giorni, ignorato dai più, in tutt'altre faccende affaccendati.

Da parte nostra non possiamo che - ancora una volta - "allertare" l'attenzione popolare (e non popolusta!) degli associati e simpatizzanti, auspicare un "risveglio" e levare il nostro ringraziamento per aver colto il segno : "Laudato sii o mio Signore...."

 

Mercato e Civiltà

Si è tenuto presso l’Istituto Sturzo il convegno internazionale “Ragioni e sentimenti civili per un’economia ed una politica dal volto umano. La lezione di Antonio Genovesi”

Il testo di Plinio Limata di seguito scaricabile, sebbene sottoforma di report sul convegno tenutosi, è in realtà molto più che un articolo sulla figura e sul pensiero - non solo economico, ma etico - di Antonio Genovesi.

Giusto il legame tra Genovesi, Toniolo e l'economia keynesiana, il cui graduale e progressivo oblio  ha portato ai mali che stiamo vivendo oggi.

Plinio_Limata - Mercato e Civiltà Pubblicato sul numero 22 della rivista "Sindacalismo - Rivista di studi sulla rappresentanza del lavoro nella società globale", promosso dalla fondazione Energeia