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Spending review, la Ue chiede i dati all'Italia. Il Tesoro replica: sono pronti

da il Sole 24 Ore

I dati sulla revisione della spesa, attesi dalla commissione UE per consentire l'attivazione per l'Italia della cosiddetta clausola investimenti, «sono pronti per Bruxelles» e la legge di stabilità «ha già programmato gli investimenti ritenuti indispensabili per la crescita». Il ministero dell'Economia risponde così alla Commissione Ue che attraverso il portavoce di Olli Rehn aveva affermato che i nuovi elementi sulla spending review non sono ancora arrivati a Bruxelles. La clausola investimenti Il presunto ritardo dell'Italia di fatto rischia di far saltare la possibilità per l'Italia di godere del beneficio di un deficit/Pil più alto quest'anno rispetto all'obiettivo del 2,5%, pur sempre restando sotto il 3%. Per poter riconoscere la cosiddetta «clausola degli investimenti», che vale 0,3-0,4% del deficit/Pil per il 2014 relativamente alla spesa per investimenti co-finanziati, il governo avrebbe dovuto inviare alla Commissione europea i dettagli della «spending review». La scadenza prevista è metà febbraio - specificano fonti europee - e per poter tenere conto di nuovi elementi nelle nuove stime macro-economiche che saranno pubblicate il 25 è necessario inviare i dati un paio di settimane prima. La replica del Tesoro Secca la replica del Mef, in una nota: «In merito alle informazioni diffuse oggi da agenzie di stampa, secondo le quali l'Italia non avrebbe presentato alla Commissione UE documenti utili a ottenere il riconoscimento della clausola di flessibilità per investimenti, il Ministero dell'Economia e delle Finanze sottolinea che la clausola così come concepita è di fatto priva di utilità per l'Italia in quanto richiederebbe una manovra restrittiva di pari entità della flessibilità concessa, con effetti che sarebbero neutri o negativi sulla crescita nel breve periodo». «Il programma di revisione della spesa - prosegue la nota - è stato comunque discusso con il Presidente del Consiglio nel corso della settimana e il Governo sta preparando il materiale analitico necessario ad assumere decisioni eventualmente da comunicare alla Commissione. La Legge di stabilità per il 2014 ha peraltro già programmato investimenti ritenuti indispensabili per la crescita dell'economia nazionale senza dover ricorrere alla ricordata clausola».

 

Ecco cosa dovrebbero fare Germania e Bce per scacciare la crisi in Europa

Da ilSole24ore.com

«Nei rapporti tra creditore e debitore il primo è tanto responsabile quanto il secondo nell'alimentare situazioni insostenibili». È chiaro, in questa affermazione, il riferimento alla Germania e a quello che è accaduto nei primi 10 anni di Eurozona quando i prestiti tedeschi ai Paesi del Sud Europa (la cosiddetta "periferia") si sono gonfiati alimentando una bolla del debito privato , la cui esplosione ha dato il là alla crisi, sfociata successivamente in una crisi dei debiti sovrani in quanto assorbita dagli Stati. A dirlo però non sono la francese Marine Le Pen, l'olandese Geert Wilders e il greco Alexis Tsipras, leader di movimenti euroscettici nei rispettivi Paesi e fortemente critici dell'attuale impalcatura su cui si regge l'unione valutaria europea. A dirlo è Sergio de Nardis, capo-economista di Nomisma, istituto statistico bolognese che annovera tra i soci fondatori Romano Prodi. In un recente studio, denominato " Riequilibro europeo " vengono affrontati nel dettaglio "perché "e "per come" dell'attuale crisi con alcune proposte per accelerare i tempi di uscita, proposte di cui «l'Italiadovrebbe farsi parte attiva per la costruzione di una coalizione di interessi in vista del semestre di presidenza europeo». In poche parole secondo il documento attualmente l'Unione sta lasciando che gli squilibri delle partite correnti creatisi nei primi anni "di vacche grasse dell'euro" vengano colmati dal mercato, e quindi da un lungo e doloroso processo di deflazione dei Paesi del Sud. Invece sarebbe più giusto se al processo di aggiustamento contribuissero anche i Paesi in surplus, aumentando i consumi interni (importando di più e/o aumentando i salari). In questo un ruolo importante spetta anche alla Bce che dovrebbe - stando al documento - favorire un'inflazione superiore al 2%, soprattutto nei Paesi più forti. Ma facciamo un passo indietro, prima di saltare alle conclusioni del rapporto. Questo invita dapprima ad osservare più in profondità le cause della crisi, a non focalizzarsi solo sui Paesi del Sud Europa, debitori e importatori netti per la gran parte degli anni dell'euro.

 

Reti, settore strategico per lo sviluppo

In allegato l'intervista a Carlo De Masi, pubblicata su Conquiste del Lavoro di oggi

Reti, settore strategico per lo sviluppo

 

Troppe tasse oscure, bolletta da rifare

Ci siamo confrontati tante volte su questi temi: bollette incomprensibili all'utente, alto costo dell'energia e aggravi per scelte sbagliate, progetti energetici nazionali messi sotto naftalina in un periodo di profonda crisi economica, politica e sociale. Aggiungere commenti significherebbe creare "rumore" piuttosto che "fornire informazioni. Preferiamo lasciar parlare i protagonisti e addetti ai lavori. Ne emerge un quadro in sintonia con i tempi difficili che stiamo vivendo.

Troppe tasse oscure, bolletta da rifare

 

Rassegna stampa Porto Tolle

 

Il fallimento dell'Europa (L'Europa alla resa dei conti)

Di seguito l'intervento di Giuseppe Guarino al convegno recentemente tenuto alla fondazione Ugo La  La Malfa dal titolo Il fallimento dell'Europa (L'Europa alla resa dei conti)

Non sono idee professate da gente da strapazzo, ma da un vecchio professore che ha conservato - da protagonista -  la memoria storica del processo di costruzione europea e degli ideali sottostanti, dai quali ideali dimostra un'evidente deviazione occorsa nei fatti che è alla base della crisi dell'Europa dei nostri giorni. Si tratta di un documento importante per contribuire ad un dibattito sull'Europa, semmai la nostra classe politica - in tutt'altre faccende affaccendata - lo permetterà mai.