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Disoccupazione giovanile

Mentre il mondo economico finanziario, continuamente scosso dalle vicende della borsa, sembra plaudire alla riduzione dei tassi di interesse messa in atto da Draghi nel suo nuovo ruolo in Bce         (decisione peraltro attesa, poiché preannunciata ancor prima del suo insediamento), nel G20 l’Italia – martirizzata anche dalle alluvioni -  diviene sorvegliata speciale per il risanamento del suo debito pubblico, con problematici riflessi sulle potenziali azioni promotrici di sviluppo, verosimilmente antagoniste del “rigore risanatore”. Nessuno tra gli economisti però sembra osservare che, secondo l’insegnamento di Phillips, è praticamente impossibile avere bassa inflazione - e quindi bassi tassi di interesse - e al tempo stesso bassa disoccupazione. Quindi la decisione di Draghi, sebbene utile a “raffreddare” i problemi finanziari in atto, significa che non ci si può attendere nulla di nuovo sul fronte dell’occupazione in Italia? C’è da domandarsi allora quali potranno essere in concreto le azioni di stimolo allo sviluppo di questo Paese che egli stesso - da Governatore, in Banca d’Italia – sottolineava come indispensabili per uscire dalla crisi, aggiungendo che la generalizzazione del precariato nel mondo del lavoro è ormai divenuta motivo di depressione dell’economia nostrana. Sarebbe veramente significativo,  una volta per tutte, che dalla luce - se di luce si tratta - venisse la luce, per guidarci ad uscire dal buio pantano in cui ci troviamo. Senza voler evocare mondi orwelliani sottesi alla finanza internazionale, è di certo sotto gli occhi di tutti la perdita della sovranità monetaria (stampa e controllo della moneta) da parte degli stati membri dell'UE operata attraverso l'euro, e lo "sfruttamento speculativo" conseguente, che è in pratica il "motore" della crisi in atto. L’attuale situazione occupazionale e sociale italiana non è affatto come negli altri paesi europei! Essa non è più grave, è tragica! Praticamente un giovane su tre non lavora ed un esercito di 1,3 milioni di giovani è privato della dignità che solo il lavoro può dare. Alcuni tra essi hanno smesso di tentare di trovare un’occupazione a causa di un circolo vizioso innescato da insuccesso persistente, avvilimento e scoraggiamento. L’ingrossamento del “serbatoio della manodopera di riserva” operato dalle immigrazioni di massa di diseredati del mondo, che reclamano la loro fetta di pane (e di companatico, pure!!!), ha esercitato una forte  pressione riduttiva dei salari, che incide negativamente sulla domanda globale e quindi sulla produzione e sulla crescita, nonché incide sulle condizioni e qualità di vita della classe meno abbiente della popolazione italiana. Non si tratta più solo di trovare manodopera per lavori che gli italiani non vogliono più fare, si tratta di aver avviato una guerra tra poveri per contendersi salari sull’orlo delle condizioni minime di sussistenza. Ma ciò lo può vedere non certo chi siede su comode poltrone, ma soltanto chi pratica e vive tra la gente comune. Non è passato molto tempo da quando lo stesso Vicario di Cristo in terra ha chiaramente e "simbolicamente" denunciato, ad Ancona, dinanzi ai cassaintegrati: "vi hanno dato pietre invece di pane" segnalando i limiti della politica e reclamando assetti più equi dell’economia e della finanza internazionale. A tutto questo fa da contraltare la grave situazione di un Paese che è costretto ad attuare ripetute manovre di politica economica di aggiustamento per far fronte alla stabilità dei mercati finanziari, che peraltro non producono ricchezza, ma speculano sulle nazioni, forti dell'essenzialità del sistema finanziario, raggiunta grazie all'assetto globale stabilito! Occorre rompere questi assetti di tipo globale? Essi sono forse giunti in modo prematuro ed incontrollato? Forse si; sebbene nessuno abbia una risposta definitiva al riguardo!  Di fatto, qui da noi la disoccupazione e ancor più il precariato stanno incidendo profondamente sulla società e sulla famiglia, sulla loro stabilità e "normalità". Gli odierni movimenti migratori di massa appaiono anche come il risultato inevitabile del fallimento di una politica di "sviluppo per ciascuno a casa propria" e, parallelamente, sempre più ampie fasce della popolazione italiana vengono sospinte al limite della soglia della povertà, in guisa che quella un tempo ritenuta la classe media vada sempre più assottigliandosi, mentre è continuamente sospinta verso il precariato e la povertà.  E tutto ciò accade in un momento in cui il mondo, non solo europeo, chiede rigore a questo Paese, ormai privato di sovranità politica, monetaria, culturale mentre è irriso impunemente da coloro che si considerano “migliori”!

 

A nulla sembrano valere gli appelli, a più voci, formulati da qualche tempo a questa parte e non si considera neanche che una parte dei mali potrebbero di colpo cessare di esistere se la zona euro dell’UE si trasformasse in una vera autonomia monetaria, effettiva, sovrana, monolitica, su basi più allargate dei singoli stati nazionali aderenti all'euro (quindi benefica per tutta l'UE); se solo si decidesse, una volta per tutte, quell'unione politica dell'Europa che abbiamo "sognato" da giovani e che doveva essere la naturale evoluzione dell'unione monetaria! C'è da domandarsi, forse, se questa unione politica sarà mai voluta e permessa, prima di tutto dagli stessi europei, incapaci di far morire gli egoismi nazionali per un obiettivo sempre proclamato ma mai veramente voluto!!! Esemplificativa è la chiara risposta cinese alla richiesta di aiuto : “perché mai aiutare l’Europa, se l’Europa non aiuta la Grecia” (i cui destini sono discussi nel Parlamento Tedesco)! In caso non si realizzasse in tempi certi l’unione politica dell’Europa, allora il crollo dell'euro (almeno da noi!!!) potrebbe essere inevitabile, perché è impossibile andare avanti con “una manovra finanziaria alla settimana” per tranquillizzare i mercati, cioè la borsa, che viene squilibrata da prospettive esclusivamente psicologiche, talvolta indotte ad arte per permettere il gioco speculativo : una borsa "calma" che rifletta i soli valori economici e patrimoniali delle imprese non giova alla speculazione!!!. I nostri politici, anche quelli ancora degni di questo nome e animati da serie intenzioni, pare non se ne rendano pienamente conto. In questo contesto che domina la scena sociale italiana ormai da un lungo periodo, ci domandiamo quali siano le azioni concrete delle istituzioni, dei sindacati, della politica. La proposta di una centralizzazione della “governance” e controllo della finanza globale è venuta recentemente sempre dal mondo cattolico, al fine di evitare crisi nella crisi. Nasce quindi spontaneo l’interrogativo se il mondo della sinistra laica e storica di questo Paese, tradizionalmente sostenitrice del mondo del lavoro, non abbia abbandonato il campo a fianco dei deboli e non abbia invece ceduto anch’essa alle tentazioni di un mondo finanziario che appare sempre più famelico e senza scrupoli a danno della collettività nazionale.

Ogni approccio alla soluzione non sembra potrà mai essere risolutivo, almeno sino a quando non si sia provveduto a diffondere e condividere - tra governi, a livello globale - criteri e regole comuni di comportamento, riuscendo a invertire una tendenza in atto presupponente quasi che il fine dell'uomo nel Creato si realizzi a servizio del capitale o della borsa.

Con la modestia di mezzi materiali ed immateriali che ci caratterizza, seppure nell'inevitabile pluralità di storie ed appartenenze, abbiamo posto questi temi al centro del nostro operato nell'Associazione Ambiente e Società, affinché il nostro operato possa cooperare al bene comune, anteponendo quest’ultimo ai personali egoismi, come solo chi è mosso dalla caparbia speranza di vedere risorgere questo martoriato Paese, può fare (http://www.associazioneambientesocieta.it). Ci auguriamo vogliate seguirci e sostenerci in questa azione. Per questo vi invitiamo a partecipare al nostro incontro  “Per comprendere l’Italia contemporanea: La Disoccupazione Giovanile”. L’incontro si terrà il giorno giovedì 24 novembre    2011, ore 15,30 - Sala delle Conferenze – Via del Pozzetto 158 --  in Roma.

E’ di tutto quanto abbiamo tentato di sintetizzare in queste poche righe che vorremmo parlare, perché ci preme questo Paese, che non vorremmo vedere “sfiancato ed in rivoluzione” e soprattutto ci premono i nostri giovani che sembrano dover ereditare pesanti fardelli non mitigabili in alcun modo.

 

Rocco Morelli

Amedeo Scornaienchi

 

Roma, 4/11/2011