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Home Studi - Proposte - Varie Cultura Recensione di “Metafisica Quantistica” da parte dell’Associazione Ambiente e Società

Recensione di “Metafisica Quantistica” da parte dell’Associazione Ambiente e Società

In ambito associativo, abbiamo letto il libro “Metafisica Quantistica” di Sven Ortoli e Jean-Pierre Pharabod (edito in Italia da Castelvecchi nel 2013  - titolo originale Metaphysique Quantique – traduzione dal Francese di David Santoro – prezzo di copertina 18,50 € ) .

Il titolo stesso è una sorta di provocazione e naturalmente è facile la “battuta” sui contenuti : “metà-fisica ……… metà-no”.

Il fatto che qualcuno si premuri di pubblicare un lavoro divulgativo con un simile titolo ci sembra, però, un fatto positivo in sé. L’unitarietà delle scienze è un elemento che ci è molto caro, anche se la “presunzione professionale” di molti scienziati, da un lato, e quella di molti filosofi dall’altra, appare spesso come il più concreto elemento che quella unitarietà vuole intenzionalmente impedire; quasi in nome di una vera o presunta autonomia ed indipendenza di discipline “percepite” distanti, se non addirittura “opposte”; quasi che le finalità della scienza e della filosofia non siano l’edificazione della conoscenza e la ricerca della verità, bensì la dimostrazione di visioni del mondo opposte ed inconciliabili.

Nella “Metafisica Quantistica” in discussione, tutti i concetti fondamentali della meccanica quantistica, sebbene vengano richiamati (quantizzazione dell’emissione luminosa, perturbazione dell’esperimento da parte dello sperimentatore, probabilismo invece che determinismo, principio di indeterminazione di Heisenberg , funzione d’onda e suo significato, etc.) pur in modo “veloce”, ci sembra che talvolta vengano dati per “scontati ed assimilati”, cosa che a nostro avviso confligge con gli scopi di un lavoro divulgativo. Forse ciò accade proprio perché si persegue l’obiettivo di trasmettere al lettore l’idea che la moderna scienza si trova dinanzi a fatti e fenomeni che riesce a misurare, ma non più a spiegare con il semplice ricorso al metodo e all’apparato scientifico sinora consolidato.

In breve sintesi, gli autori si sforzano di dimostrare come sulla base della moderna fisica quantistica si possa dare per scontato che nell’universo in cui viviamo non trovi posto la “località”, ovvero l’universo è – come si suol dire – “olistico” e quindi determinato da una “realtà velata” che sfugge all’esigenza comune di comprensione e oggettivazione. Significativa  la citazione, riportata al riguardo, di D’Espagnat :“Oggi sappiamo che uno dei suoi principali <<avatar>> , la non località, resterà certamente vera anche qualora il formalismo quantistico dovesse un giorno venire sostituito da un altro più efficace”. Altrettanto dicasi per la citazione di Alain Aspect : “Vi è un conflitto tra la fisica quantistica e la concezione del mondo alla maniera di Einstein […]Ciò obbliga a rivedere radicalmente un certo numero di concetti che potremmo avere nella nostra testa, consciamente o inconsciamente […] Bisogna riconoscere che la fisica quantistica possiede in sé una strana proprietà, che alcuni chiamano non località e che altri preferiscono chiamare olismo.”.

Ovviamente il fenomeno che viene preso in considerazione – ed intorno al quale tutto ruota -  è il cosiddetto entanglement di due particelle, cioè un insieme di due particelle  tale per cui  qualunque sia il valore di una certa proprietà osservabile per una delle due si influenzi istantaneamente il corrispondente valore assunto dall'altra in guisa che  sia uguale e opposto al primo. Questo effetto permane anche nel caso le due particelle si trovino arbitrariamente distanti. Ciò suggerisce peraltro “istantanea azione a distanza”, quindi velocità superluminale, finora esclusa in ambito scientifico in virtù della Teoria della Relatività.

Vengono toccati concetti quali la “funzione d’onda universale” e la risalita nel tempo  dal futuro al passato (proprietà specifica attribuita all’antimateria: per es. il positrone, elettrone positivo, è ritenuto equivalente ad un elettrone che risale il tempo verso il passato), quasi che l’universo in cui viviamo sia determinato da ciò che sarà, piuttosto che da ciò che è stato. Essi richiamano alla mente le teorie del Punto Omega , non tanto quelle originarie di Teilhard de Chardin, quanto quelle del Prof. J.F. Tipler, affrontate nei suoi due lavori “Fisica dell’Immortalità” e “Fisica del Cristianesimo” (Editore Mondatori).

Ma il pezzo forte della “Metafisica Quantistica” che stiamo discutendo ci sembrano essere le citazioni riportate del fisico Anton Zeilinger, nonchè il  cosiddetto teorema del libero arbitrio attribuito ai matematici John Conway e Simon Kochen (di cui si parla a pagina 93 del libro). Tentiamo qui di seguito di darne un flash.

Secondo Zeilinger nella problematica venuta a galla con la fisica quantistica sembrano emergere due libertà : “……la libertà dello sperimentatore di utilizzare il dispositivo di misurazione, che dipende dal mio libero arbitrio; e poi la libertà della natura di darmi  la risposta che preferisce. L’una è condizione dell’altra. E’ una proprietà molto sottile. E’ un peccato che i filosofi non dedichino più tempo a rifletterci sopra.” Qui, non sappiamo con quali intenzioni Zeilinger chiama in causa i filosofi, ma egli stesso, poi (vedi pag. 105), introduce possibili ipotesi esplicative che gli autori  etichettano con il termine di casualità retrograda, ovvero posticipata nel tempo, meglio inquadrabile dalle parole dello stesso Zeilinger : “Sono possibili altre interpretazioni per spiegare la <<bizzarria quantistica>> - in particolare la natura delle interazioni che si svolgono in seno ad una coppia di particelle entangled. Una di esse, ad esempio, ipotizza che un’osservazione abbia influenza sul <<passato>>, di modo che una misurazione effettuata in un determinato istante su una particella entangled determinerebbe le proprietà dell’altra al momento (tuttavia precedente!) della sua emissione…”. Zeilinger non crede a questa interpretazione, ma a suo giudizio non può essere esclusa, né teoricamente, né sperimentalmente, secondo quanto sostengono gli autori.

Riprendendo poi il suaccennato problema del libero arbitrio dello sperimentatore,  da un lato, e della natura (particelle), dall’altro, gli autori sottolineano come Zeilinger aggiunga che  “…il solo modo di evitare questa conclusione è quello di considerare il mondo completamente <<predeterminato>> (si può pensare alla funzione d’onda universale di Everett).

Conway e Kochen entrano ancor più nei dettagli ed elaborano un teorema del libero arbitrio allo scopo di dimostrare definitivamente la correttezza di questa affermazione.”.

Tutto ciò, a noi comuni mortali, sprovvisti di un apparato matematico e filosofico superiore, non permette riprove dirette o approfondimenti conoscitivi, ma certamente suggerisce un concetto di profonda interconnessione dell’intero mondo sensibile, al punto che la storia di ogni sua piccola parte ci sembra non possa essere sconnessa dalla storia del tutto e viceversa. In sostanza ci fa riscoprire la profonda unitarietà del Creato, di un creato macroscopicamente e microscopicamente<<cosciente>>, aprendoci ad interrogativi sul Creatore, pur nelle forme definite <<panteistiche>> ; poiché il Creatore, che ci appare onnisciente e  onnipresente, lo scopriamo <<intriso in tutte le cose>>.

In definitiva ci sembra non si possa più pensare ad antagonismi nel campo del sapere umano in merito a quel compito primario affidato all’Uomo : conoscere ed amare il più possibile il Creato ed il suo Creatore.

Roma, 17/2/2014